OGGI.

A poco a poco, continuando a ricircolare lo sguardo su quegli scritti, non riuscii a distinguere altra parola che quella:

OGGI.

Il rimanente si confondeva e si cancellava ai miei occhi.

Il Verbo è eterno, ma le sue incarnazioni sono caduche come gli assi delle impalcature, si succedono come le dinastie dei monarchi mortali. A Zeus succedette Prometeo e ad Adonai succedettero Cristo ed Allah. Ma a tutti gli dèi più resistenti, a Brahama ad Allah a Cristo stesso, succede ora, in tutte le latitudini, il nuovo Dio, che si chiama

OGGI.

OGGI è il nome della Volontà di vivere nata dalla rassegnazione a morire.

— Per questo, allora, la nota più costante e più acuta del mondo nuovo è la calza di seta e la scollatura cospicua delle fanciulle e delle donne, dai quattordici ai quarantacinque anni? È, dunque, la volontà ferma di rifare all'Italia i cinquecentomila ròsi dai vermi del Piave e del Carso?

Il Dàimone qui mi trattenne un'altra volta sulla china pericolosa delle interpretazioni storiche, e mi fermò presso due fanciulle che s'estasiavano davanti a una vetrina di gioielli. Erano strette come una coppia di amanti, e ogni tanto si guardavano negli occhi con un sorriso rauco. Fissai i fianchi delle due fanciulle, e non mi riuscì d'immaginarli sussultare se non di spasimi senza dolore.

— E allora? — domandai. — Questa volontà di vivere è forse lo sforzo del moribondo per non soffocare? È la improvvisa larghezza del giocatore agli estremi che butta sul tappeto la somma più grossa di tutta la sua serata, ma quella somma è l'ultima, e dopo, se perde, non gli resterà che la fuga o la morte?