La mia disoccupazione è figlia del sole, come Circe. Oggi c'è il sole. Da una giornata bigia egli è uscito d'un tratto, mentre m'accingevo a scrivere, per i posteri, non so quali miei pensieri o immaginazioni: quel lume improvviso mi ha mostrato la lunghezza della posterità, e conseguentemente la poca urgenza della mia opera.

Ma arrivato in piazza Cavour, alla disoccupazione si aggiunge la perplessità. Da una parte si sforzano di verdeggiare i Giardini, dall'altra, oltre i portoni massicci, scampanella via Alessandro Manzoni. A sinistra troverei un poco di alberi, dell'acqua, e certi uccelli come nei francobolli delle collezioni; oggi c'è il sole, e ci sarà movimento; ci saranno anche dei bambini con le loro balie.

— Balie, sì, e cameriere — dice il Dàimone — potrai studiare i progressi della smobilitazione.

Ma a destra la vita: le due vite: la Vita Intensa e la Vita Operosa. Il Dàimone riprende la parola:

— La Vita Intensa, di coloro che non fanno niente? e la Vita Operosa, di coloro che si danno l'aria d'aver molto da fare.

Mi ribello allo scetticismo del Dàimone. La guerra è finita, da due mesi, e c'è il sole, a Milano in gennaio! Bisogna afferrare queste eccellenti occasioni d'essere ottimisti.

— Mi ribello, caro Dàimone; fino a oggi t'ho dato troppo retta, e m'hai condotto per l'aja come fossi un cane (se posso servirmi d'una vetusta immagine di cui non ho mai capito l'origine); ma d'oggi innanzi la mia vita sarà una continua ribellione ai tuoi istinti sofistici e sterili. Andiamo verso le due, le mille vite; guarda: anche Camillo Benso, conte di Cavour, ci fa segno di andare da quella parte.

2. Ercole e il Cappuccetto Rosso.

È impossibile immaginare con qualche probabilità come si sarebbe svolta la serie della nostra vita, se in un momento qualunque del passato avessimo compiuto un atto diverso da quello che abbiamo compiuto. Ogni volta che un uomo, anche nel più ozioso vagabondaggio, prende a destra piuttosto che a sinistra, può produrre una incalcolabile mutazione nei propri destini, e ignorerà sempre, dolorosamente, la portata di questa mutazione. Da ciò deriva la scarsa efficacia delle favole morali. Si racconta ai ragazzi che Ercole figlio di Alcmena, avendo al noto bivio scelto la via faticosa e aspra, sia perciò, attraverso dodici e più fatiche, pervenuto alla eccellente condizione e sinecura di semidio. Ma non possiamo dire in coscienza a che cosa Ercole sarebbe pervenuto se avesse scelto la strada piacevole e facile. Forse sarebbe diventato semidio ugualmente, e senza le dodici fatiche; forse sarebbe arrivato anche più là, l'avrebbero fatto dio addirittura; e non soltanto in India e in Siria, dove dovette come dio cambiare nome e chiamarsi Rama e Baal, ma sarebbe successo apertamente a Zeus, invece di Cristo, in tutto il mondo occidentale: chi sa?

Tutte le favole, di tutte le epoche, sono altrettanto scarsamente probanti. Cappuccetto Rosso per aver preso la strada più lunga nel bosco finì divorata dal lupo. Verissimo. Ma se avesse preso la strada più corta, possiamo noi affermare che non le sarebbe accaduto anche di peggio? per esempio essere violata da un malandrino, e di lì finire nella vita disonesta, che, come ognuno sa, è peggiore della morte?