— Bisogna anche considerare che la storia degli uomini celebri per diventare esempio morale subisce spesso riadattamenti che ne modificano profondamente la portata. Così dovette avvenire appunto della vita di Ercole, ch'era l'uomo più celebre del suo tempo. Il fatto del Bivio ci è raccontato per la prima volta da Prodico sofista, che visse nel quinto secolo avanti Cristo, cioè circa milleduecento anni dopo Ercole. Ma su quel fatto c'è in un testo poco noto una versione anteriore a quella di Prodico, versione che fu poi dimenticata, sommersa dalla nuova, forse perchè la prima parve un po' cinica. La leggenda poco nota è questa: Ercole fin da ragazzo aveva sentito dire molte volte da Alcmena che la virtù è bellissima e il vizio orribile. Trovatosi al Bivio, vedendo una strada brutta e fetida si cacciò subito in quella, convinto di entrare nella strada del vizio. Quando s'accorse dell'errore non era più a tempo a tornare indietro; ciò che del resto è avvenuto e avviene in ogni tempo anche a uomini comuni, i quali, avendo, per contingenze o per naturale timidità, cominciata la carriera di persone per bene, per quanto poi se ne pentano si trovano siffattamente intricati nella vita onesta che non possono più liberarsene, e si rassegnano alla virtù per il rimanente dei loro giorni. —

Non occorre ch'io avverta che quest'ultima divagazione l'ha fatta il Dàimone, col quale ormai ho stabilito di romperla su tutti i punti. Io mi sono accontentato di stare per un momento a contemplare i massicci portoni che debbo attraversare per avventurarmi verso il centro vivo della città. Chi sa mai chi avrei incontrato, e quale corso avrebbero seguìto i miei fati, se fossi andato ai Giardini. Inoltrandomi per via Alessandro Manzoni incontro un tenente dei mitraglieri.

3. Improvvisazione.

L'ho conosciuto un anno fa, non so più dove, ma certo di là dal Brenta e di qua dal Piave. È ancora grigioverde, io no: tuttavia lui riconosce me e non io lui, sulle prime. Ma non me ne faccio accorgere e rispondo con entusiasmo al suo entusiastico abbraccio.

— Non sono ancora smobilitato — mi assicura — ma sono libero, e mi son messo a lavorare.

Intanto mi risovvengo, non del suo nome, ma di lui, e ne fo sfoggio.

— Se non ricordo male, eri ingegnere, appena laureato....

— Appunto.

— E avevi intenzione di entrare nelle Ferrovie.

— Hai buona memoria. Ma niente Ferrovie. Ti paion tempi questi? Faccio della pubblicità.