Sedettero. La giovine sorrise: anzi, schiuse la bocca a un sorriso e poi si tenne quel sorriso fisso lì e immoto, durante tutto il tempo che la vecchia parlò. E le prime parole della vecchia furono le seguenti:
— Questa è mia figlia, e io sono sua madre. Suo padre, mio marito, non è più.
— Benissimo.
— Sì, ha ragione di dire benissimo. Perchè mio marito, suo padre, era un uomo di scarsi principii morali; quand'era vivo, me mi batteva tutti i giorni, e lei tentò alcune volte di violentarla, che era ancora minorenne.
— Perdio!
— Lasciamo andare che questa alla fine è stata una fortuna per me, perchè non ho più avuto da pensare alla sua educazione morale. Sicuro. Dopo quegli incidenti le è rimasta, anche diventata maggiorenne, una invincibile ripugnanza per gli uomini, dimodochè non ho avuto da fare nessuna fatica per mantenerla, lei mi intende, sulla retta via.
— Tutto ciò è molto semplice.
— Già: ma nello stesso tempo ciò produce che la ragazza, che ormai ha ventiquattro anni, deve lavorare per vivere. Allora ho domandato consiglio al signor Gianni: lei non lo conosce ma non importa. Il signor Gianni dice bene; dice: — Cosa vuole? Con quella particolarità della Lina — si chiama Lina — non è il caso di farle fare nè la cantante, nè l'attrice, o simili. — Senza contare, dico io, che per fare la cantante non ha voce, e per fare l'attrice ci ha fin da bambina quel difetto dell'esse e dell'erre. — Questo sarebbe il meno; risponde lui. — In conclusione, l'importante è che doveva scegliere una professione assolutamente, come a dire, immacolata.
— Giustissimo.
— Guardi cos'ha pensato il signor Gianni: dice: — dia retta a me, che ho vissuto tanto tempo a Parigi a tenere il banco delle scommesse nelle corse dei cavalli, dia retta a me: in Italia, fino a oggi non si sa cosa sia la vita. Se fosse cinque o sei anni fa le direi: mi dia la Lina e me la porto a Parigi. Ma adesso Parigi è giù, molto giù. È il momento di far noi qualche cosa, in Italia. Infatti, si guardi attorno, vedrà che anche qui cominciano a vivere. Ma a casaccio, da provinciali. Veda, per dirne una, la cocaina: tutti ne parlano; c'è della gente che ci prova, delle cocottes, degli autori teatrali, delle sartine; ma così, senza un criterio: molti si disgustano subito, non c'è in Italia il vero genio per queste cose, non c'è organizzazione. E poi non conoscono tutto il resto: altro che cocaina! dunque; con pochissimo capitale, che si trova, la Lina può aprire una specie di bar, con un bel titolo che dica press'a poco «alle specialità del Vero Oriente», o qualche cosa di simile. Guardi, signore, che ripeto proprio come dice il signor Gianni, un uomo d'esperienza. Un piccolo bar, che non sia neanche tanto in vista: la prima stanza come i soliti bar, con le solite cose, e in più delle bibite e dei frutti e dei dolci orientali; e poi due o tre stanzine riservate per gli habitués sicuri, e là si danno le specialità più intime del vero oriente. La Lina, che è una bella figliola, vestita giusto mezzo all'orientale, un po' di qua un po' di là, a dirigere e tenere i conti. È semplicissimo.