Rabbrividii.
Quel mondo luccicava tutto e parevami gorgogliare e spumare d'una superiore letizia. Sognai per un momento di assistere a una festa furinale, quali i Romani, spiriti larghi, celebravano in onore dei ladri.
Mi scossi, e tratto da una vecchia abitudine domandai:
— Come s'intitola la rivista illustrata?
— Non parliamo di porcherie — ammonì l'uomo color tabacco. — Guardi quella bionda così seria, laggiù. Una mattina, nell'anticamera del mio studio, l'ho....
Ma non sentii il seguito. Non sentivo più le loro parole. Il mio spirito era abbuiato.
Mi trovavo dunque nel centro di quella terza Babilonia su cui Valacarda aveva predetto prossimo non so che fuoco divino o sociale. Ma non pensavo più ai suoi vaticinî. Le immagini mi presero nel loro possesso. L'aria della sala intorno a noi si fece liquida e verde come in fondo a un oceano, oceano scivolato da grandi belve corsare che aprivano gole di Satana, arrotavano i denti alle rocce subacquee, e come d'intesa movevano tutte obliquamente, leviatani torvi, dall'abisso gelido in su, verso un'alta luce d'incendio lontano che le traeva: e il corteo non avea fine, sempre più enormi e nere, con la smorfia d'un ringhio di cui non si udiva la voce, battendo le code nel liquido muto, su, verso l'alto. Poi un cameriere traversò con grazia secura lo stormo, e si chinò davanti al nostro tavolino presentandoci il conto.
6. Compensazioni.
Valacarda trovò un errore nel conto e lo fece correggere. Poi fece la divisione per tre, ognuno di noi pagò la sua parte, e l'amico festevole ci lasciò. Noi ci avviammo a via Monte Napoleone, ma arrivati al portone di Giovanna, Valacarda si fermò:
— Non salgo: ho sonno, e domani mattina debbo partire presto: sì, starò fuori qualche tempo. Troverà di Malco, e forse altri; mi scusi con la signorina. Grazie.