— D. E se il sole è coperto?

— R. Esaminando i tronchi degli alberi: la parte dove sono più verdi, poichè è quella dove non vengono battuti dal sole, è il nord: la parte opposta naturalmente è il sud.

A questo punto finiva il capitolo, e cominciava un altro argomento.

Ma a quel punto io sentivo un vuoto improvviso. Forse qualcuno dei lettori l'ha sentito con me. M'auguro che siano pochi: li avverto che è un fenomeno morboso, prodotto in noi da una malsana tendenza verso l'infinità.

Infatti, allora, ho potuto fare alcune osservazioni sul contegno che i miei compagni tenevano di fronte all'interruzione. La maggioranza non aveva nessuna impressione o curiosità particolare: studiava quelle nozioni senza desiderarne altre. Qualcuno, d'intelletto notevolmente preciso, ne dedusse che la guerra si fa sempre ed esclusivamente in luoghi ove ci siano almeno degli alberi. Pochissimi si accorgevano che il trattato ereditario di topografia militare lasciava insoluto un grave problema: come si fa a orientarsi in aperta campagna quando si è perduta la bussola, si è rotto l'orologio, il sole è coperto di nuvole, e non ci sono alberi.

Quei pochissimi finivano per concludere che in quel caso ognuno fa quello che può: — che in effetto è il solo insegnamento sicuro e fondamentale per tutte le discipline pratiche della guerra e della pace.

2. Estasi.

Quando, due mesi dopo l'armistizio, rientrai — come dicevamo allora — in Italia, mi sono trovato nella città di Milano, aperta campagna per le maggiori battaglie della vita: mi sono ritrovato nell'aperta campagna di Milano, senza bussola, nè orologio, nè sole, nè stelle.

Ho girato dunque per la città respirando la vita e cercando affannosamente un albero per vedere da che parte sta il nord.

Quanto mi piacquero quel giorno i bar con le bottiglie di tanti colori! I colori dei bar, gli specchi dei caffè, i cristalli delle vetrine, e le donne che salgono in una carrozza o anche in un tranvai, furono i beni terrestri di cui il soldato sentì maggiore nostalgia.