I liquori colorati, gli specchi, le vetrine e le donne, scossero ebriosamente la mia fantasia rinfanciullita nella lunga assenza dai piaceri del mondo.

E così agitando lo sguardo goloso dall'uno all'altro dei molti esemplari d'ognuna di quelle specie benefiche, a un certo punto mi avvenne di fermarlo in modo particolare sopra una donna, la quale non saliva in tranvai, ma camminava morbidamente verso non so qual suo sogno o realtà fascinosa, e presto mi scomparve e non ebbe mai nome per me; era bellissima e aveva corta e densa la pelliccia e lunghe e rade le calze, e due occhi di carbone e di luce.

Come si allontanava, mi sorpresi a mormorare una frase di estasi ammirativa, che fu la seguente:

— Perdio! qui bisogna trovar modo di far molti quattrini.

Poichè intanto la donna era vanita del tutto dal mio orizzonte, un mio vigile Genio o Dàimone personale, che è loico e ironico di natura, mi domandò:

— Quale rapporto così diretto e immediato supponi tu dunque che gli dèi abbian posto tra la visione della bellezza e il pensiero del danaro?

Ma, contro il Dàimone, ho insistito, d'istinto, nell'affermare quel rapporto come reale, e forse anzi fondamentale ed eterno. Forse quando nacque la divina Afrodite dal mare e si presentò sul lido terrestre vestita alla moderna di poca spuma, forse allora i Tritoni e i mortali si mormorarono l'un l'altro ammirandola:

— Per Zeus! qui bisogna trovare il modo di far molti talenti.

3. Facilità.

Il cielo era coperto, come si conviene a una città di vita operosa. L'aria avvolgeva un velo di grigio intorno alle cose, com'è opportuno in una aperta campagna delle battaglie della vita.