(— Non sarai mai buono a nulla — echeggiò il Dàimone, ma con minore scandalo).
— E come s'è liberato bene di voi!
Era veramente afflitta.
(— Stai zitto, non facciamoci scorgere troppo — sussurrai al Dàimone che non voleva chetarsi).
Giovanna seguiva il filo di non so quale pensiero. Poi scosse il capo e mi guardò. E concluse con voce consolatoria:
— Troverete di meglio, pazienza. Meno male che ci avete almeno guadagnato un invito a pranzo.
Non volli deluderla. Era una buona figliuola, come tutte le fanciulle che dopo aver tradotto Rimbaud in Valdarno vengono a Milano a studiare il canto. Ora taceva, e per un po' tutto tacque tra noi. Sospettai che la buona figliuola pensasse di dovermi qualche geniale risarcimento per lo scarso esito della mia giornata...
Ma qui si raccontano storie d'affari, cose serie; e non dobbiamo occuparci di frivolezze.