Dopo il consueto convenevole anche il nuovo venuto scomparve dalla parte ond'era uscito l'altro. Io e la vedova rimaritata rimanemmo soli. Mi risolsi a sedermi. E nell'anticamera sentii sorgere una voce bassa che canterellava un'aria della Nina di Paisiello, e si avvicinava: la quale cantilena s'interruppe nel momento in cui balzò di lì nel salottino un nuovo personaggio, piccolo, panciuto, vivace, che quasi in ritmo di danza si chinò davanti alla signora, le baciò la mano, e le domandò:

— Come state, donna Irene?

Donna Irene me lo presentò:

— Il signor Pietro.

E subito aggiunse:

— Il mio primo marito.

Sentii il mio volto impallidire, i capelli drizzarmisi tragicamente sul capo. Un vento gelido mi soffiò sulla fronte.

Ma il signor Pietro non era uno spettro, perchè gli spettri, quando se ne vanno, scompaiono silenziosamente dalla vista dei mortali; invece il primo marito della vedova rimaritata chiese cerimoniosamente licenza d'andare a lavarsi le mani (cosa che gli spettri non fanno), mi salutò porgendomi la destra di quelle (ed era calda e carnosa) e uscendo riprese a mezza voce la canzoncina interrotta nell'anticamera.

Tutti questi sintomi di vita normale valsero a temperare alquanto il gelido terrore che mi aveva sconvolto. Ripresi un sufficiente dominio di me medesimo. Ma sentii che questa volta il silenzio tra me e donna Irene sarebbe stato insostenibile. Era necessario ch'io squarciassi i veli che si addensavano intorno a me. M'imposi di avviare una conversazione. E le domandai:

— Dov'è stata in campagna l'estate scorsa, signora?