Che talvolta, ove il potessero a man salva (e certo fu raro), uno o più Israeliti si siano macchiati d'atti violenti o crudeli contro i Cristiani, non so se debba affermarsi; perchè questo, come ogni altro delitto, vuol prove ond'esser tenuto certo. Ma poniamo siano realmente accaduti cotali fatti. È forse maraviglia che uno sdegno, un odio generato da ingiuste ed atroci persecuzioni, e lungamente impotente d'ogni vendetta o difesa, si sia alla fine sfogato con atti anco scellerati? Di siffatti delitti la prima colpa ne sarebbe dovuta ai Cristiani ed alle loro persecuzioni; la seconda a quegli Israeliti, che, anco eccitati, avrebbero pur dovuto astenersi dal mal fare. Ma per darne la colpa alla morale ad essi insegnata da' loro maestri, converrebbe che di tale infamia si trovasse traccia ne' loro scritti, nelle tradizioni, nell'insegnamento orale; e niuno può dire che vi si trovi.

Arte vecchia della frode è dire altrui:—Tu pensi ed insegni e predichi la tale enormità;—e chiuder l'orecchio alle proteste contrarie; chiuder gli occhi alle prove, ai fatti che dimostran falsa l'accusa, onde aver diritto di sevire, odiare, perseguitare; e poter mostrar di farlo per zelo del vero e del giusto, per tante e virtuose cagioni.

In ogni età fu usata quest'arme contro coloro che si volean conculcare.

Fu usata contro i primi Cristiani, ed ognun sa come le loro Agape fosser tenute tenebrose assemblee ove si commettessero oscene ed atroci enormità, si scannassero fanciulli, si violasse ogni legge d'umanità e di natura. In tempi meno remoti, non la pratica soltanto d'alcuni Cattolici, ma l'insegnamento della Chiesa Cattolica, fu accusato d'idolatria, e non valse mostrare scritto, predicare, dichiarare il contrario. L'accusa fu mantenuta, pretesa vera, innegabile dai più.

Il modo, invece, equo e razionale nel giudicar la fede, le opinioni, la morale d'un individuo o d'una società, è lo stare alle sue dichiarazioni, alla professione ch'esso od essa ne presenta e riconosce per sua. Se poi non vi corrisponde la pratica, questa s'accusi, si giudichi, si condanni; e si condannino gli uomini che la seguono, falsando le opinioni da essi dichiarate utili e vere: ma non si condanni, nè si tenga iniquo corruttore il precetto, mentre esso invece insegnerebbe il contrario.

Le accuse di atti crudeli, d'uccisioni di bambini, di stregonerie, mosse in tempi più rozzi contro gl'Israeliti, sono omai fole che non posson metter radice nella civiltà e nella coltura presente; e il doloroso fatto di Damasco nel 1840, del quale fu scoperta la verità ed ottenuta giustizia da Sir Moisè Montefiore e dal giurisperito Cremieux, mostra appunto che soltanto in una società rozza ed ignorante possono trovar fede somiglianti stravaganze.

Ma un'altra taccia, più conforme al costume ed all'uso del tempo, e perciò più credibile, s'appone agli Israeliti: quella d'una mala fede non solo sistematicamente praticata nelle loro contrattazioni co' Cristiani, ma permessa dalle loro leggi, e dalla loro morale.

Se la mala fede ne' traffici, se l'usure imbrattino più gli Israeliti o più i Cristiani nel consorzio civile della società moderna, è questione che non intendo sciogliere, e non importa al mio assunto. Ma la suppongo per un momento decisa in favor nostro: ammetto che l'usura, la frode nel traffico sia special pecca degli Israeliti. Ma viva Dio, essi non possono possedere, nè farsi perciò agricoltori; non possono studiare, esser avvocati, notai, medici, chirurgi; non possono occupare impieghi pubblici; respinti dalla Società, non ne ottengono amministrazioni private, non possono esercitar arti o mestieri se non pochissimi, ed incontrano anche in questi ogni difficoltà per farvisi esperti: tutte le vie son chiuse per loro, tutti i modi negati onde campare onestamente la vita; ed a queste legali esclusive s'aggiunge, o almeno s'è aggiunta sin qui, l'altra più tremenda, dell'anatema del disprezzo, più o meno aperto ed esplicito, de' loro concittadini; contro il quale non è natura d'uomo o di popolo tanto ferrea, tanto intera ed ardita, che non ne fosse fiaccata, resa inerte, incapace d'ogni qual cosa richieda virtù, prontezza ed energia. E dopo che, per colpa nostra, sono gli Israeliti ridotti a queste tristi ed abbiette condizioni; dopo che, per non morir letteralmente di fame, una sola via vien loro lasciata, quella del commercio e del giro del denaro; ci vorremmo stupire che non fossero intemerati e scrupolosi fautori della più rigida onestà, che non avessero gelosa cura di non ledere i nostri interessi ne' contratti stretti coi loro persecutori?

Ma la verità del fatto che nelle contrattazioni sieno più sleali gli Israeliti dei Cristiani, è per lo meno molto dubbio. È certo ad ogni modo, ch'essi sono meno onesti ne' paesi ove essendo più tormentati, caddero necessariamente in una maggior degradazione morale: ne' luoghi invece ove ebbero più miti gli uomini e le leggi, d'altrettanto divennero migliori e più morali, trovandosi liberati dall'ingiustizia e dallo sprezzo, che corrompe ed invilisce; e sorretti invece dall'equità e dalla benevolenza, che guida alla virtù, rende l'uomo confidente e giusto estimatore di se stesso, e perciò capace di nobile ed onesto operare. [[2]]

Alla fine poi, qualunque fossero i loro modi coi non Israeliti, non se ne può incolpare le loro leggi e la loro morale.