—Appena—diceva questi sorridendo mentre l'altra lavorava—appena si conosce più di che colore ella sia...... ha passate di gran fortune..... m'è stata compagna al male, ora lo sarà al bene. Sapete da quanti anni non la lascio mai!.... l'ho salvata in tante battaglie... ed oggi!... quando tutti i miei dispiaceri si volgono in allegrezza.... me l'hanno da aver guastata! Chi credesse agli augurj che cosa saprebbe dire?—Vittoria attendeva a cucire senza risponder parola. Contrastata fra il pensiero che bisognava pur fargli conoscer la verità, e l'invincibile ripugnanza che provava a dargli un tanto dolore, credè poter conciliar tutto col cercar Brancaleone, tosto che Ettore fosse partito da lei, ed avvertirlo onde soccorresse il suo amico in questa terribil prova.
—Vi ringrazio mille volte—disse Ettore quando fu terminato il lavoro; e giù per lo scalone, in un lampo fu in cortile. Non v'era rimasto altri che il suo servo Masuccio che teneva per la briglia il cavallo coperto di schiuma; la povera bestia avea il capo basso e l'occhio spento; un ansar grave le facea battere il fianco.
—Alla stalla, alla stalla—gridò Ettore al fante, nel passargli vicino—chi t'insegna?..... un cavallo sudato fermo all'aria!—ed uscì del cortile dirigendosi al porto per andar a Sant'Orsola: per mare era più breve il tragitto.
Giunto ove si usavan tenere i battelli, non ve ne trovò nemmeno uno. Le navi che portavan le soldatesche venute di Spagna avean gettato l'ancora in porto, e volendo Consalvo che le truppe scendessero a terra prima di sera, tutte le barche erano state tolte per questo servizio.
Ettore battè i piedi per l'impazienza, poi disse:—Anderò a cavallo: è un po' più lunga; così sia.—Venne alla stalla: Masuccio stava per toglier la briglia ad Airone.
—Lasciagliela—disse Fieramosca. La prese dalle sue mani, gliela buttò sul collo, con un salto fu in sella, e dopo pochi minuti era fuor di città sulla strada lungo il lido che va al monastero.
—Povero Airone!—diceva battendogli colla mano sul collo, mentre affrettava col calcagno il trotto svogliato del buon destriere che trovava duro gli venisse vietata la stalla dopo tanta fatica:—Hai ragione; ma abbi pazienza un altro poco, e ti ristorerò di tutto.—
La notte intanto s'andava avvicinando: era già tramontato il sole da una mezz'ora: Fieramosca, il quale camminava verso l'Oriente, aveva dietro le spalle il cielo sgombro e sereno, ed in faccia lo vedeva occupato da lunghi nuvoloni neri che di sotto finivano in una riga parallela all'orizzonte. Da questa si vedevano molte strisce di pioggia più o meno dense scendere a piombo sulla linea del mare; e le cime di quell'ammasso di nubi che salivano sino a mezzo il cielo, percosse ancora dalla luce del crepuscolo, si colorivano di una tinta biancastra. Durava quasi continuo in mezzo a quel buio il luccicar tremolo dei lampi, ed il romoreggiar cupo e lontano dei tuoni. Il mare andava ingrossando, e minacciava fortuna; gonfio e nel mezzo d'una tinta quasi nera, sulla sola cresta dell'onde si vedeano scorrere spruzzi bianchi e minuti: alla spiaggia poi i flutti alzandosi gradatamente finivano in una lama sottilissima, verde e trasparente, che veniva avanti simile ad un muro di vetro, finchè l'estremo lembo ravvolgendosi in sè stesso cadeva con fragore e inondava di schiuma la ghiaja asciutta del lido.
L'apparenza malinconica del tempo non poteva però in quel momento turbar d'un punto la felicità del giovane italiano. Misurava con occhio impaziente il tratto di strada che lo separava da Sant'Orsola, ed essendo la piaggia rasa e scoperta, potea vederlo tutto. Si immaginava il piacere del primo apparir di Ginevra; se la vedeva venir incontro con quel suo volger d'occhi onesto, con quel moversi leggiadro e tutto grazia. Sperava poter giunger il primo a darle nuova della vittoria, e solo si travagliava considerando in qual più convenevol modo avesse a farle conoscere che ella oramai potea disporre della sua mano.
A due tiri d'archibugio dalla torre, il vento di levante che lo feriva in viso avea portata più vicina la bufera: larghi goccioloni venivano di traverso e percuotendo sulla corazza rimbalzavano in ispruzzi; spesseggiano, divengono a poco a poco minuti e fitti. Succede un colpo di tuono, pel quale sembra siasi levata in cielo una cateratta, e comincia un rovescio d'acqua che lava Fieramosca da capo a piedi benchè lo cogliesse a pochi passi dalla torre. La porta era ancora aperta; trapassò veloce, e presto fu nell'isola ed alla foresteria. Legato ad una ferriata il cavallo, dov'era dal tetto un po' di riparo, in quattro salti fu nelle camere di Ginevra.