Ed il servo che era sceso risalì di volo.

—Il mio cavallo da battaglia, Airone, quello che m'ha donato il signor Prospero, abbia paglia ed orzo quanto ne vuole; e prima che entri il caldo lo farai trottare alla volta un'ora, e vedi come gli stiano i ferri.—

Nel dare questi ordini si stava vestendo; il servo gli porse la cappa, e messasi l'arme accanto ed in testa un cappello con una penna azzurra, disse ad Inigo:

—Son teco. Prima d'ogni altra cosa si vuol ragionare col signor Prospero, poi si farà motto a Consalvo pel salvocondotto.—

Così avviatisi per istrada seguiva nominando or l'uno or l'altro degli uomini d'arme che potessero fare al caso. Nè si soddisfaceva d'alcuno così alla prima: di tutti esaminava minutamente lo stato, le forze, il valore, la vita passata, onde non venissero a sì gran fatto se non uomini provati. Di Brancaleone romano teneva gran conto sopra ogni altro, perchè lo conosceva molto uomo dabbene, di gran core e di maravigliosa gagliardia; gli piaceva il suo fare serio ed alieno dall'allegria spensierata degli altri compagni, e sentiva per lui un'amicizia, che molte volte l'aveva condotto al punto di svelargli i suoi casi colla Ginevra: ma un certo ritegno, e forse la mancanza di occasione a proposito, l'avean impedito. La sua famiglia e gli antichi suoi essendo stati ghibellini avevano a Roma tenuta sempre la parte colonnese, ed ora nella compagnia del signor Fabrizio egli era capo di certe lance spezzate, e molto bene attendeva a questa come ad ogni altra bisogna di guerra. Era costui di mezzana statura, largo di spalle e di petto, di poche parole, e solo intento al suo uffizio: tenace ed ostinato nel seguire ogni suo divisamento, e non avendo al mondo altro pensiero che quello d'ajutare e far vittoriosa la sua parte colonnese, a petto della quale tutto a lui pareva nulla; per sostener questo come ogni altro impegno si sarebbe fatto tagliare a pezzi mille volte.

Ettore ed Inigo doveano passar davanti all'uscio suo per andare dai Colonna: lo trovarono appunto fermo che dava ordine a certi suoi cavalli, e colla spada scinta, avvolta la cintura all'elsa accennava ai famigli ed ai ragazzi di stalla, facendosi intendere colla minore spesa di fiato che fosse possibile. Fieramosca l'invitò seco per ordinare tal faccenda, che, espressa con parole caldissime, fu ascoltata da Brancaleone senza scomporsi, nè mutar viso. Disse solo brevemente avviandosi cogli altri due:

—La prova fa credere i ciechi. Quattro stoccate a modo mio e poi ci riparleremo.—

E questa fiducia non era braveria: chè più volte già s'era trovato chiuso in campo franco, e sempre n'era uscito ad onore.


[CAPITOLO QUARTO.
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