Allora volto a maestro Jacopo, gli dissi: Ascoltatemi, maestro Jacopo. Io potrei farvi cascar morto con questa daga, ma vi voglio conceder la vita col patto che sia salva quella di costei: onde adoperate i vostri argomenti se volete tornar sano alle vostre brigate. Se poi direte ad anima viva come sia finito questo fatto, io v'ammazzerò come un cane ad ogni modo.

Il maestro spaventato mi promise tutto ciò che volli, e con gran premura si mise attorno alla donna; onde io consigliatomi con Franciotto feci scioglier la barca, e tutti insieme pel fiume ne venimmo alla Magliana, che di poco eran suonate le cinque ore.

Il buon maestro non disse mai nulla di questo.

Ginevra frattanto s'era risentita, ed avendo aperti gli occhi, li girava intorno attonita. Io, fatto oramai sicuro d'averla viva, e parendomi d'aver operato un miracolo, attendevo di tutto cuore a ringraziar Dio, posto ginocchioni al capezzale di lei, che avevamo allogata in una cameretta del vignajuolo.

Dopo un poco d'ora, tenendole io una mano, sulla quale appoggiavo la fronte e talvolta le labbra, la ritrasse e m'alzava i capelli che mi cadevan sugli occhi, guardandomi fisso. Alla fine mi diceva: Oh non sei tu Ettore mio?.... Ma come qui?.... Dove siamo?.... Non mi par la mia camera.... sono in altro letto.... Oh Dio, che cos'è stato?

In questa, Franciotto, che s'affacciava ogni tanto per vedere come andasse la cosa, comparve sull'uscio. Ginevra diede un grido, e gettandomisi addosso tutta tremante diceva:—Ajutami, Ettore; eccolo, eccolo! Vergine Santissima, ajutatemi!—Io mi sforzavo rassicurarla il meglio che potevo, ma tutto era niente, e mostrava aver tanto spavento del buon Franciotto che pareva gli occhi le volessero schizzar fuori dalla fronte. M'avvidi dello scambio e le dicevo: Ginevra, sta di buona voglia; non è il duca costui, ma un mio carissimo amico, e ti vuole quanto bene egli ha.

L'avresti veduta a queste parole deporre ogni timore, e volgersi piacevolmente a Franciotto quasi in atto di chieder perdono. Pensa come in cuor mio maledivo quello scellerato!

Ginevra allora cominciò a domandarmi che le spiegassi in qual modo si trovasse quivi, ed io la pregavo fosse contenta per allora aver fede in me, ed attendere solo alla salute, che voleva riposo; e tanto le dissi, che mi riuscì di quietarla; e, verso la mattina, fattole prender un cordiale, s'addormentò.

Ma non dormivo io. Ben conoscevo ch'era pazzia lo sperare volesse indursi a rimanere meco; e che a mio e forse a suo malgrado, pure avrebbe voluto tornarsene col marito, appena le sue forze gliel'avesser concesso. Onde spedii velocemente a Roma Franciotto ad informarsi in che termini si stesse colà, e come vi fosse intesa la cosa.

Tornò verso sera, recando la nuova che il Valentino s'era levato colle sue genti, ed avviato verso Romagna, ed avea menato con sè Grajano e la compagnia. Non si sapeva quale impresa fosse per fare dapprima.