Durante questo dialogo eran venuti alla tenda ove trovarono da far colezione. Com'ebbero finito, e fu sparecchiato, vennero richiamati dal duca per la risposta.

Fu questa, com'era dovere, piena di orgoglio e di jattanza. Esser pronti i Francesi a combattere; volersi fossero non dieci ma tredici; numero tenuto infausto e scelto a presagir malanni agl'Italiani.

Fu consegnata ai messaggieri una lettera chiusa per Consalvo, e separatamente una lista de' combattenti scelti per la parte francese.

Così accomiatati tornarono al padiglione aspettando che venissero i cavalli per partire. Comparvero intanto fiaschi di vino e bevettero in compagnia di molti cavalieri, fra' quali era Bajardo. Com'ebber bevuto, questi pregò Fieramosca gli facesse vedere la lista. Ettore se la cavò di seno e gliela diede: allora tutti curiosi si strinsero a Bajardo, ed egli lesse i nomi seguenti:

Charles de Tourges.
Marc de Frignes.
Giraut de Forses.
Martellin de Lambris.
Pierre de Liaye.
Jacques de la Fontaine.
Eliot de Baraut.
Jean de Landes.
Sacet de Jacet.
Guy de La Mothe.
Jacques de Guignes.
Naute de la Fraise.
Claude Grajan d'Asti.

—Claudio Grajano d'Asti!—esclamò Fieramosca guardandolo con maraviglia.

—Sì, Claudio Grajano d'Asti,—rispose questi.—Vi pare forse che non sia grande e grosso come gli altri?

—Ma ditemi, messer Claudio, sapete voi perchè si combatte questa sfida?

—Che? son sordo? Lo so sicuro.

—Saprete dunque che gl'Italiani sono tacciati di poltroni e traditori dai Francesi, e perciò si combatte. Ora ditemi, di che paese siete voi?