—Questo giovane.... come lo chiamate?

—Fieramosca.

—Questo Fieramosca è egli vostro amico, che vi preme tanto?

—Oh! mio amicissimo. E preme molto al signor Prospero, e poi universalmente a tutti.... È tanto un bravo giovane! Ci vediamo ogni sera o in casa Colonna, o in piazza. Peccato, che ha un brutto vizio! Non ride mai, mai! vedete. Sempre con una faccia di scomunicato, che ti senti accorare. Eh! io è un pezzo che me n'ero accorto, e non mi volevano credere. Son curiosi questi bravacci di soldati. Pare che sia vergogna per loro d'esser innamorati! Insomma, jer sera il prigione francese che l'ha conosciuto a Roma ha cantato: ed ora poi non c'è più dubbio. Dice bene il proverbio «Amore, tosse e scabbia, non la mostra chi non l'abbia.»—

La lepidezza del podestà fu accolta al solito da Don Michele con una risata, che dovette replicare due o tre volte, poichè piacque a Don Litterio di replicare altrettante il suo proverbio. Tornati poi sul serio, il primo riprese:

—Da codesto amore a me basterebbe la vista guarirlo, che nemmeno se ne ricorderebbe. Ma....—

E qui una pausa per farsi pregare.

—Guarirlo?—disse il podestà—come vorreste guarirlo? Per questa febbre ci vuoi altro che medici e speziali.

—Ed io vi dico che vorrei soltanto trovar un suo amico che m'ajutasse, e poi vada il capo se resto bugiardo.—

Don Litterio lo guardò un poco per veder se diceva davvero o da burla; e non è da dire se l'altro sapesse far sì che quest'investigazione gli riuscisse favorevole. Quando si fu mezzo persuaso, gli disse: