Stava il Capitano di Spagna ritto accanto alla finestra, avvolto in un robbone di raso vermiglio foderato di vajo, e l'augusta presenza, l'alta fronte, l'occhio scrutatore, la fama in fine d'un tant'uomo risvegliarono nel petto del condottiere del Valentino quel senso di timore, e direi quasi d'avvilimento, che sempre coglie l'iniquo in faccia all'uomo virtuoso. Fece un saluto umile e profondo, e disse:

—Glorioso signore! l'importanza del messo ch'io reco alla vostra magnificenza m'ha costretto presentarmi a quella sotto un nome che non è il mio. Se in ciò v'offesi, umilmente vi chieggo perdono; ma, come potrete conoscere da voi stesso, il segreto era troppo necessario, nè quegli che a voi mi manda poteva commettersi ad altri che alla vostra gloriosa fede.—

A queste parole rispose brevemente Consalvo, che non mancherebbe a chi si fidava di lui, e che esponesse. Don Michele consegnò la lettera del duca: ebbe il salvocondotto, e tornando al suo signore con quello, lo fece sicuro che il segreto della sua venuta in Barletta sarebbe stato custodito da Consalvo.

Aggiunse poi quanto si riprometteva dalle ricerche del suo nuovo amico il podestà; onde il Valentino, contento dell'avviamento che prendevano le cose sue, si tirò il cappuccio su gli occhi; e, chiuso nel mantello, uscì dall'osteria. Si fece condurre da un battello alla parte di dietro della rocca, ove Consalvo, rimastone così d'accordo con Don Michele, avea mandato un uomo ad aspettarlo. Gli fu aperta una porticella; e su per una scaletta segreta, e per certi bugigattoli giunse alla camera del Capitano spagnuolo.

Non crediamo necessario di dar minuto ragguaglio di questa conferenza.

Espose in sostanza il Valentino con una mirabil chiarezza la somma delle cose d'Italia, le forze, le speranze, i timori de' varj Stati. Fece intendere che avrebbe avuto caro accostarsi a Spagna, mostrando d'esservi tratto dal desiderio del bene che poteva venirne ai suoi popoli, ed a cessar le sciagure che incontrerebbero, ove gli Spagnuoli rimanessero vincitori. Riuscì con ischiettezza, che sapea finger benissimo, a dar di sè opinione migliore della sua fama. Offerse di far con Ispagna una lega ove entrasse il papa, e si lasciasse luogo a' Viniziani, ove vi si volessero accostare, colla quale s'impegnassero ad ajutarsi ne' loro interessi scambievoli, e s'avesse a render palese soltanto quando gli Spagnuoli fosser divenuti padroni di due terzi del Regno. Propose di far colle proprie forze l'impresa di Toscana mostrando che in Italia i primi amici di Francia erano i Fiorentini, e molto gioverebbe l'abbattere un così potente alleato. Aggiunse che avrebbe stimato di gran profitto a questa lega il chiamarvi i Pisani, aiutandoli ristorarsi dei danni fatti loro soffrire dalla Repubblica di Firenze, della quale, ove fosser resi più forti, sarebber divenuti guardiani vigilantissimi.

Consalvo non aveva obbiezioni essenziali da fare a queste proposte, ed il sottile ingegno di Cesare Borgia sapeva esporre con evidenza grandissima cose che in gran parte eran pur vere. Ma lo Spagnuolo lo conosceva, e durava fatica a fidarsi di lui.

Prese partito di non dar per allora una risposta precisa, e disse voler conferire coi suoi più intimi prima di prendere una risoluzione. Non lasciò mancare al Valentino nè buone parole, nè uffici cortesi; lo condusse in certe camere terrene, che davan sul mare, facendonelo padrone pel tempo che gli sarebbe piaciuto passare in Barletta; e da alcuni suoi servitori più fidati lo fece servire con quell'onore che si doveva al figlio d'un papa.

Verso sera Fieramosca e Brancaleone giunsero alla porta della città. Appena messi dentro, cominciò a formarsi intorno a loro una folla d'officiali, d'uomini d'arme, di soldati, che s'ingrossava di quanti incontravano per istrada, e tutti volevano esser i primi a sapere la risposta de' Francesi.—Com'è andata? che cosa hanno risposto? chi combatterà? quando? dove?...—Ma i due amici dicevan, ridendo a questa furia: venite alla rocca e lo saprete. Giunsero alla rocca, ed introdotti a Consalvo, Fieramosca gli consegnò la lettera del duca di Nemours, che quegli lesse ad alta voce, e diceva accettarsi la sfida, ma negarsi d'accordar campo franco. Questo rifiuto parve strano a tutti, ed il gran Capitano disse:

—Non mi sarei aspettato che i Francesi cercassero sutterfugi per ischivar la battaglia. Ma il campo franco l'avrete: io ve l'assicuro.—