—Piano, piano, e colle buone, chè se la mi salta, non vi dico più altro, e peggio per voi. Sappiate dunque...—
Un soldato, che entrò, interruppe Don Michele dicendo:
—Conestabile! si vede un polverìo sulla strada verso Barletta; pajon cavaleggieri, almeno così dice Sandro, che ci vede più di tutti.—
Il Tedesco si scosse, guardò il suo prigione, che ridendo maliziosamente disse:
—Io ve l'aveva detto. Ma non abbiate paura. Giudizio! e la finirà bene. Va'—disse poi al soldato—e, se v'è nulla di nuovo, avviserai. Dunque, come dicevo, dovete sapere che qui nel monastero v'è una persona tenutavi da tali che non occorre mentovare, la quale amerebbe meglio andar pel mondo a godersela senza aver sempre fra' piedi moccoli e croci. Qui si tratta di lavorar pulito. Se una notte o l'altra venisse una barca con cinque o sei giovanotti a levarla, ed il Conestabile sentisse abbajar qualche cane, o qualche voce sottile gridar misericordia (già lo sai, le donne gridano due ore prima che si tocchino), non se ne sturbi, pensi che è stato un sogno, si rivolti dall'altra parte, e seguiti a russare: e questo poco servigio gli porterà, come venissero dal cielo, cinquecento zecchini nuovi della zecca di San Marco, o se vorrà di quella del giglio; e poi, forse una condotta migliore di quella che ha al presente con queste bacchettone.—Il povero Martino, che fra tanti vizi aveva pure una buona qualità, quella d'esser fedele a chi lo pagava, assalito da una tale offerta si vide in procinto di perderla. Ma la legge che non vi dev'essere al mondo cosa nè assolutamente buona, nè assolutamente cattiva, lo salvò dal totale naufragio, e rispose coll'intenzione di mostrarsi offeso; tuttavia le sue parole sonavano piuttosto rammarico che collera:
—Martino Schvarzenbach ha servito Milano, Venezia e l'imperatore il tempo delle sue condotte, e non ha mai tradito nessuno. La badessa di Santa Orsola l'ha pagato a tutto dicembre del 1503. Se vostra signoria è qualche... che so io.... qualche signore.... oppure fa gente per qualche principe italiano, e volete condurmi: bene, discorriamola; vi farò veder la compagnia: son cinquanta picche, e trenta scoppietti, tutti dai venti ai quarant'anni, e per gli arnesi vedrete se manca l'ardiglione d'una fibbia. Se restiamo d'accordo, al primo di gennajo del 1504 verremo, se vi pare, a dar l'assalto al monastero, e le porteremo via tutte fino alla cuoca. Ma prima di quel tempo, finchè mi resta una carica di polvere, ed una lama di pugnale, nessuno toccherà un capello nè alle monache nè all'ultima conversa.
—E voi, ser Martino, credete che non sappia qual è il dovere d'un par vostro? Credete che avrei faccia di proporvi una ribalderia come codesta? Non mi conoscete. La persona di cui si tratta, non è nè monaca nè conversa, ed ha tanto che fare col monastero, quanto ci ha che fare il mezzo barile che vi tenete al fiato: Dio vi benedica! e ben si vede che siete un uom dabbene, e sapete che quando si può andar a bell'agio, è matto chi corre; quando si può dormir al coperto con mezzo bicchier di buon greco, è pazzo chi dorme alla frasca, a stomaco freddo; e chi può guadagnarsi cinquecento fiorini senza una fatica, coll'onor del mondo, e colla grazia di Dio, deve pensare che queste fortune non cascano in bocca ogni giorno come i fichi fiori.... Ora se volete far senno, sarem d'accordo; e risolvete, chè questi cavaleggieri non dovrebbero tardar molto.—
La virtù di Martino, come quella della maggior parte dei galantuomini, era capace di transazione, onde rispose:
—Quando non si trattasse di monache, sarebbe un altro discorso.—
Mentre Don Michele, pensando se dovesse allora svelar a Martino qual era la donna che intendeva rapire, soprastava alquanto prima di parlare, una mischia insorta all'uscio della camera fra due soldati ed una vecchia, interruppe il loro ragionamento.