—E lui che cos'ha risposto?

—Che me gli levassi d'attorno che l'avevo fradicio.—

E finir queste parole, e voltolarsi sul letto ridendo, e mandando per aria ciò che v'era, fu tutta una cosa. Il fatto stava appunto in questi termini; ed il capitano non curandosi d'aver che fare con questo diavolo, dall'altra parte trafitto all'anima per la perdita del suo vino, era salito bestemmiando in tedesco su d'un palcaccio al secondo piano ove s'era nascosto Don Michele. Da quella sua fortezza udendo la relazione di Fanfulla alzava la voce tratto tratto per dirgli villania, alla quale questi rispondeva con altrettanta in forma di parentesi pur seguitando il racconto.

Fieramosca che non aveva l'animo a questi scherzi, entrato di mezzo, non senza gran fatica li mise d'accordo. Martino scese, Fanfulla se ne andò ridendo, ed Ettore che anch'esso durava fatica a non ridere, vedendo il Tedesco che contemplava le due parti del suo barile coll'occhio d'un avaro che trovi lo scrigno aperto e vuoto, espose il desiderio di Ginevra d'entrare nella prigione, e con buone parole domandò gli venisse aperta.

Il Conestabile intanto avea rizzati i due pezzi del barilozzo, e con un panno che a modo di spugna andava inzuppando e poi spremendo con diligenza ne' recipienti, procurava salvar le reliquie della sua sconfitta. Intesa la voglia di Ginevra, diceva brontolando:

—Ecco! gli assassini trovano chi li soccorre, e un pover uomo che se ne sta pe' fatti suoi, e non fa male nemmeno al pane, trova i matti che gli mandano a sacco la casa.

—Ser Martino, mio caro, avete cento ragioni; ma vedete ch'io non ci ho che far niente.

—Sta a vedere che ci avrò che far io; sono andato io a pregarli che venissero a darsi buon tempo in casa mia!—

Fieramosca instava.

—Bene, bene, tornate fra mezz'ora, entrerete in prigione..... Che ci possiate morir tutti—disse fra' denti; ma Fieramosca era già a mezza scala, e non lo potè sentire.