Ricevettero dalle mani de' birri due prigioni che avean avuto con gran fatica, e li condussero alla torre ove comandava Martino Schvarzenbach.
Quando questi scese sotto il portone, i due sciagurati stavano in mezzo ai soldati aspettando venisse aperta la prigione. L'uno era il capo-banda Pietraccio, giovane feroce, di membra e d'aspetto come un selvaggio, con un ciuffo scompigliato di capelli rossicci che gli cadeva sugli occhi, e le braccia nude, lorde ancora del sangue del podestà, strette sul petto da una corda che entrava nelle carni; aveva lo sguardo basso e smarrito del lupo colto nel laccio. L'altra era una donna alta di statura, di belle forme; il travaglio però, l'uso dei delitti, la disperazione in che la metteva il suo stato presente, la facevan parere maggior d'anni che non era realmente. Una ferita toccata nel capo mentre si difendeva, le avea tolto di venir quivi altrimenti che sulle braccia di due soldati. La lasciarono giù sul lastrico, ed in quella scossa il rinnovato dolore della ferita le fece aprir gli occhi e mandar un gemito profondo, mentre il sangue sgorgandole dalla fronte le imbrattava il volto ed il petto. Il carcere ov'era stato Don Michele venne aperto, e vi fu gettata con Pietraccio, così legati com'erano.
Sbrigatisi da costoro, i soldati tornarono verso la macchia, se mai vi fosse da raccoglier altri prigioni. Fanfulla salì nella camera del Conestabile, ed Ettore profittò di quel ritaglio di tempo per andare alla foresteria.
Le due donne, che non l'aspettavano a quell'ora, rimasero nel vederlo, e dopo le prime accoglienze udirono le cagioni che l'avean condotto al monastero. Narrando la caccia data ai malandrini, disse loro che insieme col capo era stata presa una donna, la quale, fatta testa all'entrata d'una grotta ov'erano appiattati, avea feriti parecchi birri, finchè da una roncolata sul capo era stata buttata in terra.
Ginevra commossa dalla sventura di costoro, volle andare a soccorrerli. S'alzò, e preso ciò che stimava opportuno da un suo armadio ove teneva più qualità di polveri e d'unguenti, che eran, come abbiam veduto, stati talvolta adoperati anche in servigio degli stessi assassini, pregò Fieramosca andasse dal Conestabile per la chiave della prigione.
Si mosse questi, e per la scala a chiocciola salito alla camera di Martino, vi sentiva nell'avvicinarsi all'uscio uno stropicciar di piedi, del quale non riusciva a capir la causa. Spinta la porta che era socchiusa, vide Fanfulla nel mezzo con uno spadone a due mani che avea tolto da un rastrello, giocando con esso come fosse un bastoncino. Si schermiva, facea mulinelli, tirava stoccate, calava fendenti con tanta velocità che la spada si vedeva appena in aria come una nebbia; e se avesse avuto a difendersi contra un esercito non avrebbe fatto altrimenti. Ettore che era per entrare, si rattenne sul piè di dietro per non toccar qualche sfregio, e guardava sorridendo questa pazza giostra, che l'altro seguitava non accorgendosi di essere veduto. I colpi che ora tirava all'aria, pareva, per disgrazia del padrone di casa, che non fossero andati sempre a vuoto. Fosse sbaglio o malizia, uno di essi aveva terminato i lunghi servigi del mezzo barile che giaceva sotto il letto, diviso in due parti come una noce, ed il liquido che conteneva s'andava livellando nella parte più bassa del pavimento.
—Il vinsanto si svina tardi quest'anno—disse alla fine ridendo Fieramosca; e Fanfulla, voltatosi alla voce, lasciò cadersi ai piedi lo spadone, e si gettò rovescio sul letto con tante risa e tanto schiamazzo che pareva impazzato.
—Che diavolo hai fatto, pazzo da catena? Guardate! guardate! è mezz'ora che siam'arrivati, ed ha fatto più danni che un terzo di Catalani in una settimana.... E Martino dov'è?—
Fanfulla finalmente si racchetò e disse:
—Era qui poco fa: e diceva che lo spadone a due mani non lo sanno adoperare altri che gli Svizzeri e i Tedeschi; ed io gli ho risposto ch'ei diceva il vero, e l'ho pregato m'insegnasse un poco, e provandomi il meglio ch'io sapevo m'è venata fatta una tacca al barilozzo (impiccato sia se l'ho fatto apposta) ed egli si è crucciato da maladetto senno. Guarda che uomo bestiale!.... non vuol compatir niente! e lo sapeva pure che noi poveri Italiani non sappiamo tener la spada in mano! Insomma abbiam avute di sconce parole, e s'è partito giurando e bravando. Com'avresti fatto? Senza curare di pigliarla con uno schermidore par suo, gli ho mandato un cancher alla lombarda, e gli ho detto: Se volete scender nel prato avanti la torre vi farò una tacca alla vostra zucca tedesca per mostrarvi che quella del barilozzo è stata per isbaglio.