L'indole di costei (forse n'era cagione la soverchia tenerezza del padre) non avea per avventura la maturità di senno che si potrebbe pur trovare in una giovane di vent'anni. Il cuor caldo e la vivace fantasia non erano in lei sempre temperate da quel giudicar retto, tanto difficile a trovarsi in ambo i sessi, e che pure, dopo la virtù, è il più prezioso giojello dell'anima.

La sua amica Vittoria Colonna univa a questa dote l'acutezza ed il brio d'un prontissimo ingegno. Quantunque ambedue si dovessero dir belle egualmente, non si sarebber però potute trovar due bellezze d'un carattere più dissimile. Gli occhi sfavillanti di Donna Elvira, il suo frequente sorriso, forse cagionato in parte da un intimo senso che l'avvertiva d'esser così più bella, piacevano sulle prime; ma le forme grandiose e veramente romane della figlia di Fabrizio, il suo bel volto, simile a quello immaginato dagli scultori greci per figurare le Muse, un certo raggio divino che le balenava fra ciglio e ciglio s'insinuavano ben altrimenti nel cuore, generandovi un affetto ed una maraviglia che si cancellavano difficilmente. Un occhio sagace avrebbe forse creduto scorgere in lei una tinta d'orgoglio. Se v'era, la sua virtù seppe dipoi vincerlo e volgerlo al bene.


[CAPITOLO DECIMOSECONDO.
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Ritornata la comitiva in Barletta scavalcò alla rocca. I nuovi ospiti vennero allogati nelle migliori stanze; e, scioltosi il corteggio, ognuno si preparò alle cacce ed alle giostre che dovevano aver luogo nella giornata.

Sulla piazza era stato eretto uno steccato con gradinate e palchi di legname all'intorno, ornati quanto più s'era potuto, ed in certi rimessini appropriati a tal uso si guardavano da più giorni tori, giovenchi e bufali selvaggi destinati allo spettacolo allora tanto gradito agli Italiani, ed al quale non isdegnavano prender parte i primi fra i signori. In questo luogo medesimo, che era sterrato e ben adatto, doveva seguire la giostra; onde già era pieno di popolo in ogni parte, ed i tetti, le finestre, tutti i luoghi elevati si vedevano guerniti di spettatori. I sergenti ed i donzelli con farsetti a diversi colori, spazzata ed innaffiata la piazza, aspettarono l'arrivo di Consalvo.

Egli giunse ben tosto con tutti i suoi, avendo alla destra il duca di Nemours, ed alla sinistra Donna Elvira. Fatto il giro dello steccato, smontò ad un palco più grande e meglio addobbato, ch'era in uno dei lati, e fra gli evviva e le grida che il popolo dona facilmente allo sfoggio delle vesti, all'oro, ed all'altre gale, sederono tutti, e fu dato il segno di lasciare il primo toro.

Il bisbiglio delle turbe, e le contese che in casi simili nascono fra gli spettatori dalla gara d'occupare i migliori posti cessarono all'aprirsi del rimessino. Si lanciò nell'arena un gran toro, tutto nero il capo e le parti anteriori, colla groppa d'un bigio scuro: snodando la coda andò buon pezzo qua là a salti, finchè, veduto che da quel luogo non era uscita, si fermò aggirando l'occhio sanguigno con sospetto, e spargendo colle zampe d'avanti l'arena.

In quel mentre i visi e gli occhi di tutti si volsero verso un angolo della piazza al rumore cagionato dalla rissa di due uomini, della quale non si conosceva la cagione. Per farla nota al lettore ci conviene tornare alle donne di Santa Orsola per un momento.

La sera in cui Fieramosca annunziò loro ch'era stabilito il combattimento contra i Francesi, Ginevra non fu la sola che tremasse all'idea del pericolo cui egli si doveva esporre. Zoraide anch'essa ne rimase atterrita. Una natura altera ed animosa va spesso unita a cuore di difficile accesso; ma se alfine pur v'entra amore, quanta rovina! Essa non conobbe pace, nè riposo, nè sonno da quella sera. Passava i giorni sempre in un sol pensiero, sempre aggirandosi colla mente nelle medesime idee senza poter lasciarle, e neppur materialmente occuparsi di cosa alcuna di seguito; soltanto, ma per brevi momenti, sedeva al telajo lavorando ai ricami del mantello destinato ad Ettore, e, tosto alzandosi passava le ore o seduta al balcone, e senza che la sua mente v'avesse parte, veniva svellendo i pampini o le frondi che vi facean ombra; o talvolta usciva sollecita, come dovendo far cosa che molto importasse, e poi, quasi dimentica di sè, andava allentando il passo e si fermava cogli occhi volti al suolo, sempre cercando esser sola, e fuggendo più di tutto gli sguardi della sua amica, che ogni momento le pareva dovesse scoprire ciò che più d'ogni altra cosa bramava tener segreto.