Boscherino era stato caposquadra del signor Gio. Pagolo Baglioni, e di altri signori italiani, e nelle guerre del tempo s'era sempre portato da valoroso; nè v'era uomo che curasse meno di lui mettersi ad ogni sbaraglio, tanto che facendosi la compagnia di 500 fanti e 100 archibusieri per ordine del signor Prospero, onde condursi in ajuto di Consalvo, era stato fermato con soldo ragguardevole, e si faceva di lui grandissimo conto.
Ma l'animo suo, quantunque sicuro, nol potè regger tanto che le parole udite da D. Michele, e 'l dover ritornare, sapendo a chi fra momenti si sarebbe trovato innanzi, non gli facesse tremar le ginocchia; e se avesse potuto scegliere, avrebbe tolto di scagliarsi piuttosto contra dieci spade che andare dov'egli andava. Ripensando alle cose passate poco prima, ben s'appose al vero, e disse fra se:
—Troppo son certo ch'egli m'ha udito quando dissi il duca... Il diavolo dell'inferno mi mosse la lingua... eppure era discosto, e non mi pare d'aver alzato tanto la voce. Ma dove non giungerebbe quell'anima dannata... Ed ora che malanno sarà venuto a far qui?—
Con questi pensieri furono all'osteria. La sola gente di casa era in cucina. Il duca s'era fatto condurre nella camera ove dovea dormire, che era sopra il camerone della cena; e le tavole del soffitto essendo mal connesse, lasciavano tanto di spazio che si poteva vedere ed udire ogni cosa di sotto.
All'oste era bensì passato un sospetto pel capo che costui non fosse quello che si mostrava; ma stretti dal nemico soltanto dalla banda di terra, capitavano quivi per via di mare ogni qualità d'uomini; nè si faceva gran caso d'un viso che non fosse appuntino degli ordinarj.
Salirono la scala D. Michele e Boscherino, e vennero alla camera dov'era il duca. Un letto ricoperto di sargia bigia, un piccol desco, e pochi sgabelli erano il solo mobile della stanza. La lucerna, che si veniva smorzando, col vento che fece la porta aprendosi, si spense; e Boscherino, mentre D. Michele andò per altro lume, si trovò quivi allo scuro col duca. Rimase immobile dov'era, rannicchiandosi al muro, non osando far parola e nemmeno quasi fiatare, e stupiva di ritrovarsi così dappoco, egli che non stimava persona al mondo. Ma il sapere d'essere alla presenza di quel maraviglioso e terribile uomo, il sentirselo tanto vicino, che, nel silenzio in cui stavano amendue, poteva udirne il respiro frequente, tutto ciò suo malgrado gli metteva tal brivido, ch'egli si dolea d'esser vivo. Tornò D. Michele col lume e fu visto il duca seduto sulla sponda del letto. La sua presenza era d'uomo che non ha saputo mai che cosa sia riposo nè di mente nè di corpo. Ben complesso ed asciutto di membra, di statura poco più dell'ordinaria, aveva in ogni sua mossa un non so che di tremolo che non si potrebbe descrivere. Vestiva una cappa scura con maniche a larghe strisce ed a riprese. Una daga sottile in cintura, e la spada era sulla tavola con un cappello adorno d'una sola penna nera. Teneva i guanti alle mani, ed alle gambe stivali grossi da viaggio. Volse ai due venuti un viso pallido, colle guance infossate e sparse di macchie livide, con baffi e barba rossetta, piuttosto lunga, che scendeva sul petto in due liste. Al suo sguardo poi sarebbe impossibile trovare al mondo nulla di somigliante. A voglia sua, ora più saettante di quello d'una vipera, ora dolce come l'occhio d'un bambino, ora terribile come la pupilla sanguigna della jena.
Guardò Boscherino che s'era fatto la metà, e stava sempre nello stesso luogo, come se avesse aspettato la sentenza del capo; e lo guardò in modo da torgli ogni timore: ma Boscherino sapeva chi egli era, nè si rassicurò punto.
—M'hai riconosciuto Boscherino—gli disse—e l'ho caro; sempre ti tenni per uomo di fede e dabbene; e se non mi venivi innanzi t'avrei cerco. Ben sapevo che eri qui. Non far parola con persona che m'abbi veduto. Sai che posso rimunerarti de' tuoi servigi; nè il farmi dispiacere ti gioverebbe gran fatto.—
Il caposquadra troppo sapeva ch'egli diceva il vero, onde rispose:
—V. E. Illustrissima può far di me ogni sua voglia, e le sarò come le fui sempre fedel servitore. Nè la mia vita passata credo le possa dare indizio contrario. Solo prego l'E. V. mi faccia degno di dirle due parole con libertà.—