Mentre egli attendeva a questa bisogna, Grajano d'Asti da lui conosciuto, per averlo visto quando con Fieramosca portò il cartello al campo francese, giunse con due scudieri che recavan l'arme, e conducevano il suo caval da battaglia. Brancaleone che, secondo l'usanza sua, avea sino a quel punto parlato pochissimo, si fece incontro a Grajano, e l'accolse con più parole e meglio che non soleva; e chi l'avesse avuto in pratica, vedendo i suoi modi in quest'occasione, avrebbe conosciuto che qualche occulto fine lo moveva a cercar d'affiatarsi con costui; in fatti aveva un fine, e d'importanza, come si vedrà a suo luogo.

Dopo le prime accoglienze e proferte di servigi, e dopo averlo accomodato di quanto poteva occorrergli, si trattenne a parlar seco mentre i suoi scudieri l'ajutavano spogliar i ricchi panni ond'era vestito per indossar farsetto e calzoni di pelle stretti alla carne, sui quali poi si adattava l'arnese.

Quello di Grajano era una bella armatura a striscie dorate sull'acciajo brunito, ed era disposto su una tavola a pezzi. L'osservava Brancaleone parte per parte con grande studio, e, preso in mano il petto per ajutare affibbiarlo addosso al cavaliere, osservò che era fatto di due lame d'acciaio, e lo giudicò impenetrabile: la panziera era doppia e d'ugual fortezza; tolse in mano i bracciali, i cosciali e gli schinieri, e come pratico conobbe che potevano resistere ad ogni prova. Mentre faceva questa rivista, un osservatore sagace avrebbe scorto sulla sua fronte un tal che di strano, e nella bocca un certo ghigno; ma non v'era chi badasse a lui in quel momento. Infine restava a porre la barbuta soltanto, e Brancaleone, avendola presa e guardata, s'accorse che non corrispondeva in bontà al rimanente; domandò a Grajano se usava forse portar sotto una cuffia o cervelliera di ferro, e venendogli risposto di no, l'interrogava perchè, servendosi d'armi cotanto salde pel resto del corpo, non cercasse con precauzioni eguali di difendere il capo.

—Perchè—rispose Grajano—all'assalto di un castelluccio che valeva tre quattrini (e quel pazzo del duca di Montpensier s'era incocciato che si prendesse) mentre avevo appoggiato una scala per salire, un di quei villani abruzzesi che lo difendevano mi lasciò cader sul capo un sasso, che venuto giù per punta ammaccò l'elmo e mi fece un buco nel capo che si chiuderà, credo, interamente, quando vi getteranno su una palata di terra, e vedi qua!—

In così dire gli prese la mano e portandosela sul capo gli facea tastare col dito una tacca in mezzo al cranio, per la quale si conosceva che non avrebbe retto una barbuta più grave di quella.

—Per questa ferita, impiccato sia chi me la diede, ho perduto di bei ducati; chè dovetti lasciar re Carlo, e restarmene per più mesi a Roma a farmi curare. È vero—soggiungeva ridendo—che in quell'occasione mi levai l'impaccio d'una certa moglie.... onde ci fu un po' di male e un po' di bene. Poi m'acconciai per aver soldo con quello sciaurato del Valenza; finchè, come Dio volle, mi son tornato coi Francesi; e con loro almeno sulla condotta non ci piove e non ci nevica, e ad ogni fin di mese snocciolano fiorini, come il banco Martelli di Firenze.

—Ma quest'elmetto—soggiungeva Brancaleone—come reggerebbe ad un buon fendente?

—Oh!—rispose l'altro—di questo non ho un pensiero. Prima è acciaio di Damasco e di una tempra che non v'è al mondo la migliore; e poi ti so dire che quando in battaglia mi accorgo che mi si vuoi cacciar le mosche dal capo, m'ajuto collo scudo in modo che è bravo chi m'arriva: vedi (e gli mostrava lo scudo e la correggia colla quale s'attaccava al collo), vedi come la tengo, lunga per avere spedito il braccio.—

Brancaleone non disse altro, guardò di nuovo ben bene la barbuta volgendola da tutti i lati, e facendola sonare colle nocche delle dita con un certo fare tutto suo; poscia apertala, l'adattò egli stesso al cavaliere.

In questo frattempo erasi combattuto fra i tre Spagnuoli e Bajardo nel modo che si è narrato. Questi, vinto ch'egli ebbe, venne ove Grajano appunto avea finito d'armarsi, e stava per montar a cavallo. Il cavaliere astigiano disse al vincitore qualche cortese parola, e vedendo che Brancaleone non badava loro, gli domandò quanto valessero gli avversarj.