Sedutosi al capezzale della giovane, la benedisse, domandandole se volea confessarsi.
—Oh sì! Padre—rispose Ginevra—non ho altro desiderio al mondo; e se non avessi sentito mancarmi le forze e la vita, non v'avrei dato tanto disagio a quest'ora, ma per me poco più ve n'è: perciò non perdiamo tempo, e fate ch'io muoja nella grazia del mio Signor Iddio e della Santa Chiesa romana.
—La vita e la morte son nelle mani di Dio—rispose Fra Mariano—e sarà quel ch'egli vorrà: fate dal canto vostro il potere, nè dubitate che vi manchi il suo ajuto.—
E fatto il segno di croce, dopo le preci che s'usano, disse alla donna:—Or dite su.—
Per aprire affatto il suo cuore sin nel più interno, le fu mestieri raccontare dal principio la storia della sua vita, il malaugurato matrimonio, la morte supposta, l'errare che avea fatto di terra in terra. Il suo dire era interrotto spesso dallo sfinimento, e in parte mal connesso, perchè mal le reggeva il cervello a sì penoso lavoro.
—Padre!—disse alla fine Ginevra—sono stata, è vero, molt'anni vicina a chi non m'era marito, ma non ho avuta altra colpa fuorchè quella d'espormi al pericolo di mal fare; Iddio solo me n'ha liberata. Sono stata negligente nel cercar del mio sposo, e nel chiarirmi se veramente fosse morto.... alla fine poi l'ho trovato, ed allora subito risolsi di ritornar con lui.... e l'eseguii.... e coll'ajuto della Vergine sperai che mi riuscisse...... ma Dio! invece dove son caduta!....—
E qui narrava a Fra Mariano come approdando al piè della rocca avesse veduto lo stretto colloquio d'Ettore e d'Elvira, per la qual cosa sopraffatta dal dolore era caduta nel fondo del suo battello e s'era risentita soltanto nella camera del Valentino; e spiegato questo crudel fatto sino al fine, prorompeva in un pianto, convulso e disperato, ed in parole sconnesse, che mostravan pur troppo la nascente alienazione della sua mente.
Commosso fin nel profondo del cuore il buon frate, prese con quella prudenza che richiedeva l'importanza del caso tutti i modi per ridurla in calma, e solo vi riuscì in parte dopo molto tempo, quando la natura stanca diede luogo a quel parosismo, che lasciò l'infelice sensibilmente più sfinita e mal ridotta di prima.
—Padre!—seguitava Ginevra con voce indebolita,—è possibile dunque che Dio, che la Vergine abbian ributtate le mie lagrime, maladetto il mio dolore? La vendetta di Dio è piombata sul mio capo come un fulmine, quando pareva mi promettesse pietà.... già o stato immenso il castigo dei miei peccati.... ma ne temo un altro più tremendo.... sento che morrò disperata d'ottener perdono..... sento che Dio mi indurisce il cuore in questi ultimi momenti..... sto per passare, e non posso nè scordar quell'uomo...... nè perdonar a colei.... Oh pregate per me! ajutatemi! fin che è tempo, parlatemi di speranza....
—Di speranza?—interruppe il frate—non sapete che quegli che mi manda a voi, è quel Dio che comprò la vostra salute colla morte della croce, che vi promette misericordia, e ve la promette se foste carica de' peccati di tutto il mondo, purchè non facciate ingiuria a tanto amore disperando del suo perdono? E che cosa vi domanda per meritarlo, e meritar quella corona di gloria e d'allegrezza che non avrà più fine? Vi domanda di amarlo come egli v'ha amata; di soffrire un poco per amor suo, com'egli ha sofferto, e tanto, per amor vostro; di perdonar a chi v'ha fatto ingiuria, com'esso perdonò gli strazi, le percosse, gli oltraggi e la morte. Eccolo in cielo che v'aspetta ed anela d'accogliervi fra le sue braccia, d'asciugar il vostro pianto, e volgerlo in una gioja che non avrà misura. Il nemico, che vi teneva per sua, non può sopportar che gli fuggiate di mano; egli tenta ogni via di riavervi; egli fa prova di togliervi la speranza, ma non gli verrà fatto. Io, ministro di Dio eterno (e s'alzò in piedi, in atto solenne stendendo le mani sul capo di Ginevra) vi giuro pel suo santo nome che col perdono è scritta nel libro eterno la vostra eterna salvezza, se con un solo atto d'amore sapete comprare un tanto premio: il divin sangue del Verbo scenda sull'anima vostra come celeste rugiada, ne lavi ogni macchia, v'infonda pace, allegrezza, e dolore d'aver offeso chi lo sparse per voi, vi dia vigore a respingere, a sprezzare gli assalti del nemico che vuoi la vostra rovina.