—Io non t’ho detto nulla.... prima, neppur v’è stato tempo.... poi, lo tenevo campato, e speravo domattina poternelo mandar libero a Firenze.... ma ora, come si rimedia.... oh Dio, Dio! che orrenda cosa!—e colle mani ne’ capelli dava in nuove smanie.

—Come si rimedia? gridava la Lisa disperata, ma in qualche modo si rimedia!.... si trova una via.... ce ne sono tante.... Ma non capisci che Bindo non può far questa morte.... che non è possibile.... che sarebbe un orrore troppo grande.... per cagion mia.... il suo sangue mi cadrebbe sul capo a me.... a te.... sul capo di quel povero bambino che è là! Ma non è vero che non c’è rimedio.... oh! sì, Troilo.... dimmi che c’è.... che l’hai trovato.... siete due uomini, ci son io.... io.... io sola farò per tre.... oh! ma è troppo.... che io avessi all’anima anche il sangue di questo fanciullo! è troppo, è troppo....—

—Chetati Lisa, in nome di Dio,—diceva Troilo abbracciandola.

—Chetatevi, diceva Fanfulla, chè con queste smanie si farà poco frutto.... pensiamo... e forse... mi son trovato in peggiori imbrogli!.... ma vedete, col gridar non si fa nulla.—

—Non grido, rispondeva la giovine tutta tremante, no, ecco, sto zitta.... v’ubbidisco.... ditemi voi quel che debbo fare.... ma salvatemi Bindo.... non è egli vero che l’avete trovato il modo?... oh! se sapeste, una povera donna che è già con tanti rimorsi, ed ora avrò anche questa uccisione... oh, ma parlate una volta! non avete cuore, non avete pietà nessuna!...—

Troilo s’era posto a sedere col capo tra le mani. Alzato in piedi ad un tratto, e presa pel braccio la Lisa disse risolutamente.

—Sì, perdio, v’è il rimedio.... uno solo, e bisogna adoperarlo. Lisa! io ti sacrifico più che la vita! stanotte fra tre ore.... quando tutti dormono, rimane soltanto un uomo di guardia al portone.... so la camera di quello che ha la chiave del carcere..., con questa daga l’ammazzo:.... all’altro faccio lo stesso.... se la cosa mi riesce, e non può fallire, domattina saremo tutti salvi a Firenze.—

La Lisa non potè formar parole, ma gli si buttò tra le braccia, stringendolo e baciandolo pel petto e per la faccia dove le veniva: quando si fu racchetata, Troilo se la fece seder vicina, poi proseguiva:

—Da gran tempo, Lisa mia, io mi sentivo spinto a lasciar questo campo. I miei maggiori furon tutti Palleschi, ed anch’io lo era, venni a questa guerra, onde i Medici fosser rimessi, ma non pensando mai che questo bastardo di questo papa volesse, com’ora si è conosciuto, la total rovina della patria nostra. Non è ora il tempo di spiegarti a minuto quali siano stati i miei dubbj, le mie incertezze; quanto sia stato contrastato dall’amor di parte per un verso, dell’amor tuo e della città nostra per l’altro. Questo solo ti dico, che mi sono risoluto in tutto combatter per Firenze e non contr’essa, e quest’occasione presente io la credo mandata da Dio per darmi l’ultima spinta.