—Qui non c’è da metter tempo in mezzo, disse alzandosi, e prendendo in un angolo un suo bastoncello; voi trattenetevi in convento.... Fra Giorgio!.... quantunque abbiate ora più del soldato che del frate, siete però di casa: vi lascio dunque in custodia questo gentiluomo..... fatelo rinfrescare, e mi confido tornarmene fra non molto con lieta novella.... Quel buon Niccolò! diceva alzando gli occhi al cielo, egli è pure il grand’uom dabbene.... un po’ ruvidotto alle volte, non si può negare.... ma uno di quelli della stampa antica.... il maggior amico che abbia questo convento.... vorrei vederlo in pace una volta.... sarebbe tempo, che n’ha avuto de’ dispiaceri!.... Sì, sì, speriamo bene; ora la cosa è ridotta al punto che, per onor di mondo, egli non può voler altro di quello vorremo noi.—
Uscito dal convento, ed affrettando i passi quanto glielo concedeva la vecchiaja, fu in breve al portone de’ Lapi. In casa non era che Laudomia, il padre, e, giuntovi da pochi momenti, il giovinetto Bindo, pel quale, non avendone avuto notizia dal giorno innanzi, erano stati in grandissima apprensione. Appena arrivato, era subito ito da Niccolò. Egli l’aveva accolto con faccia turbata, e con aspre parole, dalle quali traspariva però l’allegrezza che egli sentiva, di vedersi davanti sano e salvo quello tra i suoi figli che solo gli sapea far dimenticare talvolta la sua consueta rigidità; e pel quale vedendolo in così tenera età esporsi a tanti pericoli, tremava più che per gli altri.
Questi, per quell’intimo senso che rende accorti i fanciulli de’ pensieri e dell’inclinazione de’ loro parenti, temeva meno d’ognuno la collera e la faccia severa di Niccolò, e sapendo con destrezza governarsi secolui ne’ momenti di burrasca, senza cercar ora di scusarsi, gli domandava perdono di essersi messo, senza sua licenza, ad una così difficile impresa; ma, diceva, non aver potuto reggere al desiderio di vendicar ad un tempo la città e la sorella: e narrandogli ingenuamente tutto quanto gli era succeduto, quando fu a raccontar che già stava col laccio alla gola salendo la scala del patibolo, il povero vecchio, ch’era pure stato in vita sua, saldo a cotante scosse, non potè non lasciarsi cader colle braccia sul collo del figlio, ed una tinta rosata ravvivò per qualche momento il pallore abituale delle sue guance.
E con impaziente smania domandò chi l’avea liberato. Udì il nome di Baccio Valori, e fatto scuro nel volto, disse fra sè stesso: «Dio mio, sia fatta la tua volontà!» chè vi volle un atto di rassegnazione assai potente per fargli sopportare l’idea di aver un cotant’obbligo a quel traditore; seguitò Bindo a dir della sua prigionia e dell’inevitabil morte alla quale era destinato.
—Ma, soggiungeva, da questa m’ha campato? —Troilo.—
A tali parole, a questa nuova vergogna, Niccolò non si potè più tenere:
—Troilo, tu dici, Troilo t’ha campata la vita?.... Ma Dio mio, Dio mio, che cos’ho io fatto che tutte l’onte s’abbino a cumular sul mio capo! E tu, codardo, non iscegliesti morir mille volte?.... Non lo sai che si muore? che la morte o prima o poi non si può fuggire?... ma che l’infamia si può fuggire.... e che è infamia il tener la vita da chi ha tradita la patria.... da chi ha vituperato quel sangue che ti corre nelle vene, da chi ha calpestato nel fango questi capelli bianchi?.... e co’ suoi portamenti ha detto a te, ai tuoi fratelli, e a tutti noi, che siamo un branco di vili, e quest’onta ce l’ha scritta in fronte, sulle mura di questa casa, sullo scudo che tenete in braccio, e che io vi diedi senza macchia ed onorato? Tuttociò non lo sapevi?..... e mi torni vivo alla presenza?