CAPITOLO XIX.
A queste rigorose parole, profferite senz’arrestarsi punto con voce concitata ed occhi fulminanti, Bindo avea tentato inutilmente d’opporre qualche sillaba. Venir chiamato codardo da quel solo al quale non potea risponder col ferro gli riusciva troppo dolorosa ed insopportabil cosa, chè quantunque fanciullo non era di meno terribil natura del padre: onde alzato arditamente il viso rispondeva:
—Questo traditore che voi dite, questi che ci ha fatto oltraggio, io me n’andai senz’altra compagnia che la mia spada, in mezzo ai nemici per ammazzarlo. Avrò errato a non chiedervene licenza, ma non fu atto di codardo, credo io. Quand’egli venne a cavarmi di prigione, dormivo. Svegliato all’improvviso, neppur lo riconobbi. Uscii, trovai la Lisa, e seppi da lei che Troilo ravveduto si disponeva a venir con noi, e combatter d’ora innanzi per la libertà di Firenze....—
—Troilo in Firenze?—disse Niccolò con maraviglia grandissima.
—Egli v’è tornato con noi, ha riconosciuto il suo torto, e non ha altro desiderio che di mostrarsi buon cittadino, lavarsi della macchia di traditore e ottener la grazia vostra....—
—La grazia mia! disse Niccolò con sorriso amaro: poi rimasto un momento pensando, proseguiva: cancelli le sue ribalderie passate, torni al suo dovere, ponga la vita per questa sventurata patria, ed allora egli avrà la grazia di Dio che val più della mia.—
—E la vostra insieme—disse Fra Benedetto, che entrando avea udite quest’ultime parole e indovinato, vedendo Bindo, e notando l’alterazione dei visi d’ambedue, a chi si dovessero riferire. Accolto cortesemente da Niccolò, e sedutosi, soggiungeva:
—Io vengo a rallegrarmi con voi di due cose: l’una, che un figlio ribelle ed empio di questa città ritorni ora ravveduto a soccorrerla. D’un tale esempio in questi momenti è da tenere gran conto.... così ce ne fosser molti, ciò crescerebbe a noi riputazione, e la terrebbe ai nemici. L’altra, che Iddio v’abbia aperta una via di tor di mezzo ogni scandalo, e di mostrare che voi trattaste la Lisa con estrema rigidità, non tanto per l’offesa fatta a voi quanto per quella fatta alla patria, col dare la mano di sposa a chi le era nemico. Messer Niccolò, io vengo, com’è mio uffizio, a portarvi parola di pace, e chiedervi perdono per parte di Troilo e della vostra figliuola. Questa sottomissione serve a riparar l’ingiuria che v’hanno fatta: Troilo saprà poi egli ammendar quella ch’ei fece alla patria, e s’egli dapprima vi fece oltraggio, ora v’ha pur salvato Bindo dalla morte. Iddio, giusto e terribile, accoglie chi di cuore si pente, egli fa maggior festa d’un peccator convertito, che di novantanove giusti, messer Niccolò, vorreste voi correggere, infermare i suoi giudizj, mostrarvi più implacabile dell’istessa Eterna Giustizia?—
Il vecchio pensoso non rispondeva nulla, e colla mano alla barba, gli occhi a terra e le ciglia aggrottate, veniva considerando se dovesse tanto fidarsi di se stesso, da concedere che un uomo del quale non avea avuto sin allora il maggior nemico gli venisse alla presenza. Gli pareva cosa tanto enorme, e gli capitava addosso così inaspettata, che era pur naturale vi volesse qualche tempo per avvezzarsi alla sua idea.