—Per parte del Capitan Generale.—
Lamberto, lasciando il posto che occupava al fianco di Laudomia, s’alzò prendendo il foglio, ed apertolo, vi lesse di doversi armare sull’attimo, montar a cavallo, seguire chi gli avea recato quest’ordine, ed unirsi alla compagnia che si faceva sulla piazza di S. Spirito per andare ove importava pel servigio della città.
Che cosa provasse il giovane leggendo quel comando così assoluto in tal momento, lo immagini il lettore.
Laudomia, che fissa e sbigottita gli tenea gli occhi in viso mentre stava leggendo, vide farglisi accese le gote, e si mosse verso lui spaventata: egli, guardandola con mesto e tenero sorriso, come per rassicurarla, porse il foglio a Niccolò, che osservando ora gli uni ora gli altri, cominciava ad entrare in qualche sospetto.
Lo lesse due volte, mentre tutti da lui solo pendevano, ed alla povera Laudomia ogni secondo pareva un secolo; alla fine, levato al cielo lo sguardo sicuro ed infiammato, diceva:
—Sì, mio Dio! ma almeno sia salva Firenze! e mentre pronunziava queste parole, la timida Laudomia, immemore d’ogni rispetto, si gettava su quel foglio, lo strappava di mano al padre, ed in un lampo già l’avea letto. Rimase un momento coll’occhio basso, inchiodato su quello scritto, poi alzandolo umido e supplichevole in viso ora al padre ora a Lamberto, pareva implorasse il conforto d’un po’ di speranza, cercasse scoprirvi un’ombra di possibilità d’eludere quel comando, di sottrarvisi in qualche modo. Ma invece sulla fronte d’ambidue, lesse irrevocabile la sentenza che la condannava a nuove ed infinite angosce: ed educata, com’era, da Niccolò, rinunziò del tutto alle concepite speranze, e rimase muta e lagrimosa, ma rassegnata.
Saputasi alla fine la cosa anche da’ circostanti, ne mostrarono tutti grandissimo travaglio.
—Oh! come può star codesto, diceva Vieri, se la tua compagnia, Lamberto, non doveva uscir di Firenze?—
Il giovane si stringea nelle spalle, chè esso pure ne era stato fatto sicuro, ed avea perciò creduto poter attendere liberamente a queste nozze.
—Non vi sarrebbe modo, soggiungeva Lisa, di fargli dare lo scambio?—