—Non si può aver un minuto di bene con questi soldati!.... era un uomo d’arme.... colla visiera calata come andasse a giostrare.... e’ voleva Lamberto!.... Sì! aspetta!.... proprio e’ vuol dar retta a lui ora!.... Gli ho detto ch’egli è in S. Marco, e gli ho chiuso l’uscio in viso....—

E senza più pensarvi seguitava a correre innanzi e indietro per le sue faccende, colle pianelle calzate sulle calcagna, e l’andare svelto come avesse vent’anni: tantochè, quando sentì per istrada il bisbiglio e lo scarpiccio della brigata che ritornava, aveva accesa appunto l’ultima candela, e da Maurizio era stato intorno alla mensa collocato l’ultimo sgabello.

Corse a spalancare il portone per esser la prima a dare il ben tornato agli sposi, parendole cosa importantissima, secondo la teoria sugli augurj, che tornando in casa la prima volta dopo essersi dati gli anelli, udissero parole di felice presagio. Più volte aveva teso l’orecchio, se que’ benedetti leoni, che in tante occasioni le avean servito a legger così maravigliosamente, a parer suo, nell’avvenire, si sentissero ruggire, ma la Dio grazia tacevano.

Giunta sul limitare, mentre tirava il chiavistello, s’accorse però che la granata era stata lasciata dietro l’uscio (cattivo augurio secondo l’opinione delle donne in Firenze) e che in terra proprio sul passo, v’era per caso due paglie in croce.

—E’ si sarebbe rotte le braccia, quel disutilaccio, a dar una spazzata!—disse dando di piglio alla granata e spazzando; raccolta poi colla destra una di quelle paglie se la buttò dietro la schiena sulla spalla sinistra, e con questo potente scongiuro si sentì rassicurata sulla sorte futura de’ nuovi sposi.

—Felicità, e salute per cent’anni, signorina: disse la vecchia a Laudomia, osservando di pronunziare queste parole appunto in quella che la sposa varcava la soglia; e volle baciarle la mano, ma ebbe invece un abbraccio, al quale corrispose tutta amorosa e riverente, e così entrati gli uni dopo gli altri, diceva Niccolò:

—M. Fede, io non avevo detto di far tanta luminiera!—

Ma il rimprovero venne corretto da un sorriso, e, passato innanzi, andò a sedere al fuoco sul suo seggiolone, attorno al quale si raccolse la famiglia aspettando d’esser chiamati in tavola.

Laudomia, che era uscita un momento colla sorella per torsi il velo e la ghirlanda dal capo, tornò; e sedutasi presso Lamberto, cominciò a parlar seco quelle intime ed importantissime inezie, che nascono e si moltiplicano all’infinito tra chi si vuol bene; ed intanto, Troilo, la Lisa, i fratelli e gli amici facean crocchio un po’ in disparte per non dar soggezione agli sposi. Tutti i visi eran sereni, tutte le bocche sorridenti, e quelle camere stesse, tutte scintillanti di lumi, ripulite, adornate con maggior cura, apparivan più gaje, e parevan promettere per quella sera una veglia piacevole, lieta, e dissimile per conseguenza dalle consuete, piene di pensieri malinconici e pungenti; quando vennero picchiati due colpi al portone, e poco stante comparì sulla porta della camera un uomo tutto di ferro, che rimase un momento immobile guardandosi intorno, non senza maraviglia degli astanti, de’ quali molti ravvisarono il soldato che s’era poco prima fatto vedere in S. Marco, e non potevano immaginare chi fosse, o che cosa cercasse.

—Che ci arrechi, valentuomo? Domandò Niccolò, e l’altro, con voce che mal s’udiva, suonando chiusa nell’elmo, disse, volgendosi a Lamberto, e porgendogli un foglio suggellato: