—Zitti giovanotti, fermi tutti, e sentite se vi va a pelo questa. Mattiamolo in una bara e facciamogli il mortorio attorno per Roma co’ ceri; chi sa trovandosi a questi termini, e vedendo che bel gusto sia stare all’altro mondo gli potrebbe uscire il ruzzo dal capo.—

S’udì uno scoppio di voci discordi, che tutte insieme approvarono, schernirono, rifiutarono il partito. Alla fine però la maggior parte sperando trovar materia di ridere in questa mascherata, e sedotti dalla stravaganza del pensiero stabilirono s’eseguisse.

In un momento furon trovati i ceri, la bara, i paramenti neri, le cappe dai battuti, e fu messa insieme a furore questa pazza compagnia, che tosto uscì di chiesa col povero vecchio stesso nel cataletto e s’avviò per Banchi.

Vedevi uno colla pianeta alla rovescia, un altro col piviale, e la spada cinta di sotto glielo teneva, colla punta, alto da terra tre palmi: Fanfulla con una granata che intingeva in una secchia piena di vino, e che adoperava a uso d’asperges su quanti incontrava, precedeva il corpo: facce, poi, che Dio ve ne scampi sempre: femmine tra mezzo d’aspetto diabolico, peggiori degli uomini. Udivi un cantar lungo più ululato, che canto, col quale voleano imitare quello de’ preti: poi chi rideva, chi urlava, chi faceva il verso di qualche bestia, chi cacciava fischi, chi dava fiato ad un fiasco vuoto, chi percuoteva insieme padelle e rami da cucina, chi cantava canzonaccie da postribolo e tutto in una volta un ferir di voci divenute rauche a forza di bere e d’urlare, un miscuglio di parole tedesche, italiane e spagnuole, e d’altre lingue, chè in quella turba v’era d’ogni gente, d’ogni generazione d’uomini.

Questa canaglia girò così molte ore per Roma facendo baccano, ed a notte avanzata tornò in S. Giovanni.

Deposta la bara, dissero al cardinale:

—Su, messere, alzati e discorriamola.—

Ma non era più in loro mano il poterlo tormentare. Il vecchio non avea retto a tanto disagio, ed era spirato per istrada.

Fanfulla alcuni giorni dopo nel passar presso al portone di S. Spirito per andar a mutar le guardie venne ferito nel capo da certi rottami che le artiglierie di Castello aveano staccati dalle mura vicine. Giunse in termine di morte, e guarì a stento molto tempo dopo che l’esercito per l’accordo fatto da papa Clemente era uscito di Roma carico delle sue spoglie.

La cura che ebbe di lui un povero prete, giovò egualmente all’anima ed al corpo del buon Fanfulla, e finalmente possiamo presentarlo al nostro lettore come un uomo nuovo, affatto diverso da quel di prima, ed è lo stesso che dire come un galantuomo.