Per non perder tempo (chè ad ogni minuto si sentiva crescer la smania) dispose d’uscir tosto per cercare ove potesse venir adoperato. Si rassettò i capelli e la barba, scosse la tonaca, e tiratosi in sugli occhi il cappuccio, si trovò presto sulla piazza S. Marco avviato verso il Renajo de’ Serristori (passato il ponte Rubaconte, ora detto alle Grazie) ove abitava il signor Malatesta Baglioni capitan generale de’ Fiorentini.

Il tempo ch’egli impiegherà per istrada non crediamo inutile (prima d’entrare in altro) impiegarlo a por sottocchio al lettore a qual termine si trovasse allora Firenze, ed a ricordargli le congiunture politiche, che ve l’avevan condotta.

Dai primi anni del secolo XVI l’Europa si trovava sconvolta.

Tre uomini ai quali era dato trarsi dietro la moltitudine coll’autorità del grado, colla potenza dell’armi, o con quella dell’ingegno, Carlo V, Francesco I e Martino Lutero, parve in quel tempo facessero a chi di loro poteva metter più sottosopra l’umanità.

I due primi divenuti nemici, dacchè cessarono di essere rivali nelle loro pretensioni alla corona Imperiale ottenuta da Carlo, mossero l’un contro l’altro, e durarono finchè vissero in un’alternativa continua di guerre lunghe, atroci, macchiate di frode e di crudeltà, e di brevi paci accordate vilmente, ed oltraggiosamente turbate.

Il terzo, povero frate Agostiniano armato di dottrina, d’ingegno, d’audacia ad ogni prova, potente de’ mali umori che gli abusi della giurisdizione ecclesiastica avean generati tra popoli della Germania destò quell’incendio, che dovea consumare il cattolicismo nella metà dell’Europa.

L’ambizione, l’amore di gloria vana e avventurosa, ed il fanatismo di religione, che erano le passioni dominanti di questi tre uomini, divennero le passioni di tutti nel secolo XVI, al principiar del quale l’umana società entrò per una strada nuova, che dovea battere senza guardarsi indietro sino a tutto il XVIII.

I re che fin allora avean condotte a stento guerre brevi e locali coll’ajuto di vassalli mal domi obbligati a seguirli soltanto per un tempo limitato, trovarono danari aumentando le gravezze, per pagar soldati i quali non lasciavan mai le bandiere e stavano a posta del principe dove e quanto pareva a lui. Furono allora posti i fondamenti di quel sistema d’eserciti numerosi e stanziali, e di tasse sempre maggiori; sistema che uscito d’ogni termine ragionevole, partorì all’età nostra gravissime difficoltà.

La politica per tener dietro a questo nuovo stato, dove pel passato era quasi interamente circoscritta entro i limiti d’ogni nazione, si dilatò, e concepì il disegno di stabilire l’equilibrio Europeo, pel quale i governi venuti a potenza maggiore e più compatta si sostennero a vicenda sodando in certo modo gli uni per gli altri.

La religione fondata sin allora sull’autorità, fu scossa dalla dottrina dell’esame individuale, e la fede rovinando si sminuzzò, se ci si concede l’espressione, in altrettante quanti erano i seguaci della riforma. Le forze di questa intromettendosi tra i monarchi rivali ora ne turbarono ora ne ajutarono i disegni, rendendo più complicate le loro gare cui dovettero prender parte più o meno tutti gli stati minori.