Niccolò, dopo due minuti, chiuse gli occhi, e per l’estrema stanchezza placidamente s’addormentò. Se n’avvidero i fratelli che recitavan l’uffizio, e per non isvegliarlo si chetarono, rimasero immobili ognuno al suo luogo, e durò per quasi mezz’ora questa tacita e terribile scena, che avea pure in se non so che di soave e celeste, vista la serena tranquillità di quel vecchio, di cui solo s’udiva in quel silenzio il largo respiro, e considerando quanta virtù, quanta costanza dovesse essere in un uomo, che in cotal forma s’avvicinava alla morte.

Alla fine un respiro lungo e profondo diede segno ch’ egli si destava. Si destò infatti, e lenta lenta sollevò la fronte, vi pose una mano, poi disse:

—Voi m’avete dato conforto grandissimo, Fra Benedetto, Iddio vi rimuneri.... Oh! quante cose, diceva sorridendo così un poco, quante cose belle e divine ho vedute mentre dormivo. Dio mio, tu sei troppo amorevole al tuo povero servo!... Anco ier notte egli m’ha fatto degno di vedere la gloria sua.... egli mandò a visitarmi il suo santissimo martire.... Oh, Fra Benedetto, qual dolcezza!.... pensate.... è ritornato..... lo vidi dianzi..... e mi consolava!..... Quid retribuam Domino? come potrà la mia miseria ringraziar degnamente l’eterna bontà d’un tanto dono?.... Ora mi sento pieno di quella forza, che Iddio solo può dare; di quella vita ch’egli solo comparte, e che non può corrompersi nè perire!—

—Dunque ringrazialo..... ringraziamolo insieme—disse il frate, pieno di soavissima allegrezza nel veder confortato a quel modo l’afflitto vecchio.

—Sì, rispose questi, gloria a Dio nelle altezze de’ cieli!... prepariamoci ad entrar nella sua gloria.—

Niccolò sentendosi la mente più libera, si volle allora allora confessare; com’ebbe finito, si disposer le cose per dargli la comunione per viatico, e Fra Benedetto, andato all’altare, fece accendere altri lumi, e vestì i paramenti sacerdotali.

I Fratelli accesero ognuno una torcia e si posero in cerchio a piedi della predella: due soli di loro (eran Lamberto e Bindo) s’accostarono a Niccolò, collocarono un guanciale in terra ove potesse inginocchiarsi, e gli si tennero ai lati per ajutarlo.

Fra Benedetto trasse la pisside dal tabernacolo, l’aprì, ne tolse una particola, e volgendosi, levò le mani all’ altezza del petto, pronunciando quelle soavi ed auguste parole:

Agnus dei qui tollis peccata mundi, miserere nobis.

E Niccolò intanto, sfavillando dagli occhi luce di paradiso, era ginocchioni, sorretto da’ suoi figli, ed alzava le palme tremule e bianche verso il Sacramento.