Fanfulla venne alla Lisa, la prese per la mano, la condusse verso la porta, ed essa, come cosa insensata, si lasciava volgere per ogni verso. Uscirono, e mentre varcavan la soglia, il povero vecchio alzava le stanche braccia per implorare la divina bontà sulla figliuola, e ripensando alla maledizione che un giorno avea scagliata sul suo capo, diceva:

—Dio mio! Dio mio! Perchè m’hai tanto esaudito!... .........................—

Le invetriate avean intanto perduto ogni colore, e sovr’esse si rifletteano soltanto i lumi dell’altare, chè l’aria al di fuori era oramai fatta scura. Eran comparsi altri Fratelli della Misericordia, che divisi in due, ai lati dell’altare, recitavano salmi a voce bassa per non tor la testa al condannato. Questi era rimasto immobile, muto, colla fronte caduta, e Fra Benedetto, postosegli a sedere al fianco, gli tenea le mani stringendogliene con affetto tratto tratto, senza tuttavia parlargli, parendogli convenisse per allora dar campo che quella terribile ed ultima impressione per sè stessa un poco s’indebolisse. Rimasti così alcuni minuti, diceva il frate:

—Iddio ti porge occasione, Niccolò mio, di meritar molto in quest’ore che t’avanzano di vita, poichè ti fa molto patire! Tu hai a far ogni opera per portar questa croce con prontezza di spirito e rassegnazione.... e per racchetar l’animo un poco sul fatto della Lisa, pensa che Quegli il quale, ha cura del passero che vola pe’ tetti, e veste il giglio del campo, tanto più avrà pensiero d’una creatura fatta a sua immagine, e che non ha creata nè per perderla nè per istraziarla.... Considera quali e quanti erano i suoi mali!.... quel velo che Iddio permise le si calasse sull’intelletto fu per renderle ottuso forse il senso de’ suoi dolori..... Adoriamo, Niccolò, adoriamo; e speriamo in Lui che non spezza la canna fessa, calamum quassatum non confringet..... speriamo nell’autore di quel precetto d’amore col quale volle, che gli uomini tutti nelle loro miserie elevassero a lui il cuore, e lo chiamassero padre.—

Niccolò mise un sospiro, giunse le mani, e disse:

Non sicut ego volo, sed sicut tu: e rimasto pensoso un momento, riprese:

—Fra Benedetto mio, io credo certissimo tutto quello che voi mi dite: e potrei dubitare della bontà di Dio, mentre m’accorda ora il massimo, il più dolce de’ conforti, quello d’avervi qui, e d’udire dalla vostra bocca cotali parole? Sia fatto quel che Dio vuole di me, e de’ miei poveri figliuoli! Di tutto in lui mi rimetto. Ora, una cosa mi rimane a dirvi, un ultimo mio desiderio.... poi non penseremo che al Cielo. Io vorrei esser sepolto domattina senza pompa veruna, e vestito dell’abito di S. Domenico, nel nostro avello di casa in S. Marco all’altare della Madonna, e che voi dicessi la messa pel riposo dell’anima mia.

—Te lo prometto, Niccolò: e questo, ed ogni altra cosa che tu volessi sarà fatta.—

—Non altro, Fra Benedetto: e vi ringrazio.... pure.... sì, d’un’altra cosa v’avrei a pregare. Io, da tante scosse, mi sento tutto stanco e doloroso.... vorrei poter tener il pensiero fisso in Dio... e la mente non regge... il capo mi duole forte, e mi pare che mi si spacchi.... io avrei un desiderio,.... che mi lasciassi appoggiarlo un poco sulla vostra spalla e mi stringessi la fronte colle mani... mi pare ch’io n’avrei refrigerio, e riposato così un poco potrei meglio attendere all’anima....—

Fra Benedetto non gli lasciò finir le parole e, preso tra le sue mani il venerando capo del vecchio, se l’accomodò sulla spalla e sul colmo del petto, tenendogliene stretto, ed avvertì di fermarsi in cotal positura che potesse, senza stancarsi, reggerla un pezzo.