Ma per questa oppressione, crescendo in loro l’odio contro la parte nemica, supplirono alla forza coll’astuzia; e le pratiche segrete onde rimettere i Medici si mantennero sempre, e partorirono alla fine la rovina della repubblica.

Tra queste due opposte parti, come accade sempre ne’ tempi di rivoluzione, ve n’era poi una terza detta de’ Neutrali che avea desiderj più moderati. Quantunque anch’essa volesse il viver libero, avrebbe però inclinato a cercar accordo col papa, e veder se, ammettendo che i Medici tornassero come privati cittadini, si fosse potuto fuggir la guerra ed al tempo stesso salvar lo stato. Di questa setta detta anco degli Ottimati, perchè ad essa aderivano molti di costoro più ricchi e perciò più paurosi, era capo Niccolò Capponi. Essa, come vedremo, fu alla fine cagione della perdita della libertà.

Si sparse frattanto per tutta Italia la nuova essere Carlo V sbarcato a Genova con grande apparecchio: e se tutti ne rimasero commossi, i Fiorentini se ne sbigottirono più degli altri; ma ripreso animo a poco a poco pei conforti del gonfaloniere Carducci e di più altri cittadini della setta de’ Piagnoni tra quali erano principali Niccolò Guicciardini, Giovanni Battista Cei, Bernardo da Castiglione, Jacopo Gherardi e Luigi Soderini; risolsero far quelle provvisioni che potevan maggiori, ed infine voler morire piuttosto che perder la libertà.

La parte de’ Neutrali riuscì però a vincere il partito che fossero mandati ambasciatori a Cesare: vennero scelti Tommaso Soderini, Matteo Strozzi, Raffaello Girolami, Niccolò Capponi, i quali prestamente corsero a Genova.

La risposta dell’Imperatore, quantunque porta assai ammorevolmente, fu breve ed assoluta; poichè egli era fermo di voler soddisfare in tutto a Clemente VII. Le parole furono «Che si rendesse l’onore al Papa» la sostanza «Che Firenze divenisse roba di casa Medici.»

Il gran cancelliere poi usò cogli oratori modi e parole più rigide. Cavò fuori le solite pretensioni; Firenze esser feudo dell’imperio, ed i Fiorentini entrando in lega col re Francesco aver perduto e dritti e privilegi e libertà; esser ora grande umanità dell’Imperatore l’indursi a perdonar la loro perfidia ed ingratitudine al solo patto che rimettessero i Medici.

Gli ambasciatori risposero quattro parole a modo: «Firenze essere stata sempre libera e di sua ragione» e rotta la pratica partirono.

Lo svanire dell’ultime speranze d’evitar la guerra, invece d’abbatter l’animo de’ Fiorentini, lo sollevò. Con una generosità ed un ardore de’ quali ha pochi esempi la storia, e che meritavano miglior fortuna, risolsero difendersi fino agli estremi senza curarsi nè de’ tradimenti di Francia, nè dello sdegno di Clemente, nè dell’immane temerità di voler soli stare contro tutta la potenza di Carlo V.