A questo punto, per impedire che altri fuggisse dalla città, e far sì che i fuggiti ritornassero, tutti coloro che si trovavan fuori vennero citati per pubblico editto a doversi presentare al magistrato entro un tempo determinato. Quelli che non ubbidirono ebbero bando di ribelli, e vennero loro confiscati i beni. Alcuni però tornarono.
A Baccio Valori, commissario pel papa al campo d’Orange, come a traditore della patria, venne inoltre posta una taglia di mille fiorini a chi lo desse vivo, a chi lo desse morto di cinquecento. Di più, secondo un’antica legge contro i traditori della patria, venne sfregiata e sdrucita una lista della sua casa da capo a piede.
Al papa intanto venivano giungendo le nuove del campo d’ora in ora: udendo guastarsi tutto il contado con arsioni, ruberie e mille mali, forse glien increbbe, e fisso nella sua opinione che i Fiorentini fossero per diventar più manosi, ora che l’esercito si trovava nel cuore del loro stato, risolse innanzi che fosse diserto del tutto, mandare in Toscana l’arcivescovo di Capua. Gl’impose passasse per Firenze, che ancora si trovava aperta, sotto colore di portarsi presso il principe d’Orange, e vedesse così di suo se vi fosse modo che senza spinger le cose più oltre i Fiorentini si volessero piegare.
Venne l’arcivescovo, alloggiò presso Agnolo della Casa, ma tosto si levò un rumore tra il popolo, ch’egli venisse per corrompere i capi della città.
Furon mandati dalla Signoria quattro cittadini per intendere il motivo della sua venuta: rispose che andando al campo era passato di Firenze per sua comodità. S’offeriva nell’istesso tempo d’intromettersi tra i cittadini e Sua Santità.
Quest’offerta non venne accettata, come s’era immaginato Clemente, e l’arcivescovo fu fatto accompagnare fuori della Porta S. Niccolò, sino alle prime scolte del campo.
S’accrebbero i sospetti contro i Palleschi nel governo e nell’universale per la venuta di costui, onde furono creati sei uomini i quali insieme col gonfaloniere dovessero dichiarare quelli tra i cittadini che tenessero per fautori de’ Medici, o per sospetti alla libertà dello stato.
Per questa legge molti vennero presi e sostenuti in palazzo, ove rimasero serrati a buona guardia quasi fino alla fine dell’assedio.
Tutti gli Spagnuoli che per cagione di mercanzia si trovavano in Firenze furono rinchiusi in una casa, ordinando chi li guardasse, e che provvedendo amorevolmente ai loro bisogni non li lasciasse però favellare con alcuno, nè scrivere se non quello che s’appartenesse alle loro faccende private.
A queste severità, cui servivan di scusa i casi della città, se ne aggiunsero altre più crudeli e fuori d’ogni ragione.