—Ma quello sventurato vecchio.... la figlia, la famiglia!....—

—Oh? son eglino de’ Bardi, degli Strozzi, dei Frescobaldi?.... E’ pare che sia qualche gran casa, che s’abbiano ad aver tanti rispetti! Pajonti questi, pensieri di gentiluomo par tuo? quando si tratta di sì grandi cose, che principi e signori vi metton la vita, e tu mi stai a mercantare un lavoratore di seta, come se fosse de’ reali di Francia?—

Il Frate s’alzò ad un tratto come se una molla l’avesse spinto su dal seggiolone. S’accostò al letto, prese la mano a Malatesta, gliela strinse, e disse con voce rabbiosa:

—Farò tutto... che sia maladetta l’ora in cui nacqui al mondo!—

Malatesta rise di quella furia: e ritratta a se la mano, con un certo chè di sprezzo soggiunse:

—Oh! oh! Hai mutato pensiero? Gli scrupoli son passati?... Quanti minuti durerà questa risoluzione?—

—Durerà anche troppo pel mio malanno. E se romperò il collo in questa impresa, e’ mi starà molto bene.—

—Ora ascoltami, disse Malatesta mutando voce e modi ad un tratto. Quanto a questo chi non vuol porsi a rischio nessuno, ha a rimanere nel carruccio del babbo. Ma chi vuol uscirne e diventar uomo da qualcosa e non consumar la vita sua vilmente a innaspar lana, o a cimar panni, e’ convien commettersi alla fortuna. Credi tu che i Medici ti vorranno far grande e ricco, perchè quand’era tempo d’operare tu invece stavi a grattarti il corpo? A te sta la scelta. Ben sai che codesta casa ha sempre rimeritato i servigi da quella casa ch’ella è, come ha fatto le vendette a misura di carbone. E se i suoi vecchi non avessero avuto altr’animo di quello che tu hai, l’impresa delle Palle starebbe ora appiccata sulla porta d’un fondaco, e non su pei palagi e per le fortezze... Il mondo è di chi se lo piglia e non di chi si ravvolge tra tanti scrupoli e tante paure.—

—Orsù, sarà fatto... Se pure si presenterà l’occasione... chè così alla prima non vedo strada.—