Esclamò ridendo Malatesta:
—Oh impiccato, chè nol dicesti al primo tratto senza avvilupparmi la Spagna con tante novellate di fisici e d’astrologi, che mi parevi un predicatore. Oh quand’è così, e che l’animo tuo sia riprender la lancia, io molto volentieri t’accetto, e t’adoprerò... e, a pensarla bene, credo abbi ragione, chè dovrai, da quel che ho udito, riuscir meglio per uomo d’arme che per predicatore.—
Letto poi il benservito di Prospero Colonna, disse restituendoglielo:
—E’ non bisogna... chè senza questo già mi sapevo che sei un valentuomo.—
Malatesta mosso dalla novità del caso, volle però conoscere per quali accidenti un così rinomato soldato fosse andato a finir frate, e Fanfulla molto volentieri gli soddisfece. Udito ch’egli ebbe il tutto, si volse ad Amico d’Arsoli capo d’una delle bande di cavalli ch’erano a servigi de’ Fiorentini, e che si trovava costì con altri ufiziali, dicendogli:
—In mio servigio, sarete contento torre costui nella compagnia.... Ma a proposito, dico io.... Fanfulla, come si sta ad arnese ed a cavallo soprattutto? che non vorrai cominciar ora a far il mestiere a piede, suppongo.—
—In arme, rispose Fanfulla, sto bene.... quanto poi al cavallo, a dir il vero è un po’ sulle spalle, ma se piacerà a Dio potrà accadere, vedendoci in viso con uno di questi tedeschi di fuori, ch’io me ne procacci uno migliore, e glielo paghi col ferro della lancia.—
—Al nome di Dio, rispose Malatesta. A ogni modo avrai una paga subito, se mai t’occorresse pe’ tuoi bisogni: ora va, prendi le tue armi, e torna, che presto darò da fare a ciascuno.—