Quanto fosser sincere queste espressioni è difficile giudicarlo, poichè non sempre anche gli effetti contrarj, sono sufficiente argomento per asserire sieno state usate con animo di mancarvi.
Il fatto stà però, che da quella lettera in poi o Troilo non volesse farsi sospetto ai suoi con mostrare di tener pratiche in Firenze, o realmente fosse già spenta del tutto nel suo cuore ogni idea di virtù, d’onore, di compassione per la sua vittima, essa non ebbe più nè lettera nè riscontro veruno che le desse nuova de’ fatti suoi: e se ne vivesse malcontenta e sconsolata vel potete immaginare. Soltanto dopo parecchi mesi, quando già i nemici erano a campo sotto Firenze, venne a sapere pel canale di certi prigioni, che Troilo era in campo, e militava fra i gentiluomini del principe d’Orange.
Allora cominciò la meschina ad aprire gli occhi ed a tener per certo che Troilo fosse a lei traditore come lo era alla patria. «Esser così vicino, pensava, e non farmi aver una linea di scritto, non farmi dir una parola? Ah fossi io dov’è egli! fossi ne’ suoi panni! saprei ben io trovare i modi!»
Laudomia che aveva concepiti gli stessi sospetti anche prima della sorella si sforzava però di nasconderli, e di scusare il creduto cognato; e talvolta trasportata dal desiderio non si potea risolvere a crederlo ribaldo e sciagurato a quel segno.
Quantunque s’ingannasse, poichè è impossibile immaginare più vile ribalderia di quella colla quale avea tradita la Lisa, pure non era forse nato per esser uno scellerato, ed avrebbe per avventura avuti i semi di molte virtù se non gli avesse soffocati un vizio più di tutti pericolosissimo, la vanagloria. Questa passione la più credula ed al tempo stesso la più fallace conduce l’uomo direttamente al fine opposto di quello che gli promette, soprattutto s’appiglia ai cervelli leggieri. Troilo per sua disgrazia se l’era dato vinto fin da fanciullo: e trovandosi presto in compagnia d’uomini tra i quali il vizio fruttava onore, la virtù dispregio, si diede a quello non tanto per propria inclinazione quanto per vanagloria.
Il tradimento fatto alla Lisa venne da lui ordito e condotto a fine per potersi vantare d’aver vinta una prova. Vero è ch’egli in principio l’amava, o piuttosto (per non profanare una tal parola) gli era piaciuta la sua bellezza: forse lasciato ai propri pensieri, non si sarebbe mai condotto a farle cotale inganno: ma uccellato da compagni, che lo deridevano avesse tanti rispetti ad una popolana, figlia d’un Piagnone sagrificò barbaramente ad una meschina vanità l’onore di quell’infelice, e la pace d’una famiglia onesta e dabbene.
Ora che il lettore ne conosce le tristi vicende, torniamo ove Niccolò sedeva fra suoi nella forma descritta al principio del capitolo antecedente.