Posto fine al ragionamento ch’egli avea tenuto sotto voce col Castiglione, il conversare divenne generale, e si ravvolgeva sugli affari del Governo, e sui partiti da prendersi, che quivi sotto l’influenza de’ Frati di S. Marco, e di Niccolò, quasi in anticipazione delle pubbliche discussioni, si concertavano.

Come accennammo al capitolo V, era stato mozzo il capo al Cocchi per inconsiderate parole a pro de’ Medici. Messer Ficino Ficini, caduto nello stesso errore, fu preso, posto al tormento, e condannato alla medesima pena. La sentenza doveva eseguirsi appunto in quell’ora, nel cortile del bargello, a lume di torchj, ed il discorso tenuto da messer Bernardo con Niccolò s’era aggirato sul caso di costui. Poco stante un tavolaccino della Signoria bussò alla porta di casa i Lapi; fu introdotto, entrato, si volse a Niccolò e disse:

—Il magnifico gonfaloniere vi fa sapere che in questo momento è stato mozzo il capo a messer Ficino; è morto molto da buon cristiano.—

—Stà bene, rispose il vecchio senza scomporsi, ed il tavolaccino uscì. Ma gli astanti, e le donne più di tutti, si scossero a quest’annuncio, e premurosamente tutt’insieme domandarono per qual causa si fosse fatta cotal uccisione.

—Un nemico di meno a questa città, rispose Niccolò; egli fu tanto ardito di dire pubblicamente che Firenze era stata meglio sotto le palle che a popolo: chi si mostra traditore colle parole sarà da aspettare venga ai fatti?

Tutti abbassato il viso e lo sguardo, tacquero. Fra Benedetto alzò gli occhi al cielo con un sospiro raffrenato. Le due giovani colle due mani abbandonate sul lavoro guardavan sgomentate or gli uni or gli altri. Il Ferruccio scostandosi dal cammino e buttandosi su una sedia diceva:

—Così avessimo stiacciato il capo al serpe, come ora si cerca di stiacciargli la coda, e la città non sarebbe a questi termini,... ma gli uomini pagano spesso i loro errori colla vita, ed i popoli colla libertà. Se alla calata di re Carlo nel 94, Piero e’ suoi consorti, e tre anni sono Ippolito ed Alessandro si fossero non cacciati ma spenti, si risparmiava il sangue di molti con quello di pochi.... I Pisani ci dicon ciechi per via delle colonne di S. Giovanni! Han ben altre e più potenti cagioni di chiamarci tali!.... Non abbiam saputo vedere che per i Medici il più sicuro confino e in S. Lorenzo!....[21].

Alle rigide parole del Ferruccio, che pur troppo avevano in se una parte di vero, tutti rimasero pensosi e muti per qualche minuto. Era venuta intanto l’ora in cui per costume della famiglia si faceva in comune la preghiera della sera. Alzossi Niccolò, si volse a Bindo, il quale inteso il cenno uscì e poco dopo introdusse una brigata di operai e di fattorini del fondaco di Niccolò che avean costume ritrovarsi a queste preghiere, e che s’inginocchiarono taciti e riverenti in sull’uscio. Il vecchio trasse d’un forziere un libro di preci, e porgendolo a Fra Zaccaria gli disse: