—Più d’una volta in tempi men tristi il nostro glorioso Fra Girolamo fece l’uffizio che state per far voi;.... quanto sovente qui in questa camera ci diceva: «figliuolo, verranno i flagelli, converrà patire, combattere, ma poi Florentia renovabitur»!.... La prima parte della profezia è avverata, preghiamolo ora c’impetri da Dio l’adempimento della seconda; ottenga pace e libertà questo popolo, e chi combatte per esso incontri gloriosa vittoria, od onorata morte.
—Amen, rispose Fra Zaccaria. Prese il libro, e postosi ginocchione sotto la nicchia ov’eran le ceneri del Savonarola, gli altri si inginocchiarono intorno per la camera. Dopo le solite orazioni pregò per le anime di coloro che già avean lasciata la vita nell’assedio, e più particolarmente per quella di Baccio. Niccolò, al nome del figliuolo, fu visto congiunger le mani in atto di fervida preghiera, ed alzar gli occhi al cielo pieni d’una serena rassegnazione.
Fra Zaccaria intanto per le parole dette poco prima dal vecchio, e per la vista della tonaca di Fra Girolamo, nella quale fissava gli sguardi, si sentiva ribollire in cuore più fervidi i pensieri di Dio e della patria. Per l’uso continuo avea facile il dire all’improvviso, chè niuno ebbe allora più di lui dalla natura l’eloquenza ardita e concitata del tempo, e l’animo inclinato ad usarla. Nel finir la preghiera il suono della sua voce si veniva facendo più alto; finita che l’ebbe, senza volgersi nè interrompersi proseguiva dicendo:
—No, non saranno disperse dai venti le tue parole, o glorioso Fra Girolamo, ed i nemici di chi confida in Dio diverranno polvere e cenere. Exurgat Deus et dissipentur inimici ejus! Ecco già s’adempion le tue profezie! La mano di Dio già s’aggrava sulla sventurata Firenze. Ora è tempo d’esclamare al Signore, di spargersi di cenere, di correre a penitenza. Ora è tempo d’armarsi di costanza e fortezza, onde impetrare che s’avveri la misericordia, come s’è avverato il flagello. Volgiamci all’unico re nostro, e nostro Signore Gesù Cristo.... Ricordati, esclamiamo, che questo popolo t’ha scelto per solo suo re[22] Vedi che i tuoi nemici già vengono per toglierti il regno, per porsi sul tuo glorioso trono, fatti scudo a questo popolo che non vuol esser d’altri che tuo. Non sei tu quel Dio forte e geloso che s’adirò contro Israele quando chiedeva un re? Non sei tu quello stesso che al profeta Samuele diceva Non enim te abjecerunt sed me, ne regnem super eos! Non sei tu quel Dio che volendo usare agli ingrati ebrei un’ultima misericordia, dicesti loro per mezzo del Profeta:
Et constituet sibi tribunos et centuriones, et aratores agrorum suorum, et messores segetum, et fabros annorum et curruum suorum.
Filias quoque vestras faciet sibi unguentarius, etc.
Son pur queste, seguiva, le tue minacce contro chi si volea sottrarre al tuo imperio: Sii tu dunque giudice, o sommo Iddio, fra te ed il tuo popolo, e s’egli combatte per obbedire a te solo, per non piegare il ginocchio a Dagon ed a Belial, combatti dunque con noi, salvaci dalla spada degli Amorrei e degli Amaleciti, Exurge, exurge Domine, e sian dispersi i tuoi ed i nostri nemici.—
Queste parole dette in modo quasi profetico, potenti perchè profferite da chi li credeva, destarono fra gli astanti un fremito d’approvazione. Niccolò, che si sentiva ancor nelle vene il calor de’ trent’anni ove si trattasse di patria e di Palleschi, afferrò pel braccio il Ferruccio e diceva fremendo:
—No, perdio, non c’entreranno in Firenze que’ maladetti; e finchè vivrete voi, fortissimi giovani, finch’io sarò vivo, le Palle non cacceranno il Giglio. Co’ nemici di fuori la spada, con quei di dentro la mannaja. Ben c’insegnava il nostro Fra Girolamo nella congiura di Bernardo del Nero, come si tolgon di mezzo i traditori. Vollero guerra a morte, e se l’abbiano, ed il loro scellerato sangue ricada sovr’essi!....
—Guerra a morte, ripeteva ferocemente il Ferruccio, odio e maledizione eterna a tutti i Palleschi! Così potessi con questa (e batteva sull’elsa) spaccare il cuore di quanti sono dentro e fuori le mura!—