E non vi badò più. Sul parapetto della terrazza sei tovaglioli bagnati si asciugavano al sole, mantenuti fermi contro il lieve ponente da pezzi di mattone. Ella, prima di rientrare, assoggettò meglio i tovaglioli sotto i mattoni, perchè il vento non li portasse via. Ma una curiosità la prese di sapere con chi l'aveva quello stravagante di Peppino Fiorillo: forse con Caterina Marcorelli, ma le finestre di Caterina erano sbarrate, da Marcorelli avevano già pranzato e dormivano tutti, nell'ora lunga e affannosa della siesta meridionale. Si piegò sul parapetto a vedere se la maestrina, la Ottilia Orrigoni, una piemontese, fosse dietro i vetri del suo balcone a correggere i còmpiti delle alunne: non vi era. Niente, attorno non si vedeva nessuno. Levando gli occhi, vide che Peppino Fiorillo faceva cenno a lei, ritto innanzi alla finestra.
— L'ha con me — disse fra sè: — è matto, il giovinotto.
E se ne andò, arrossendo un po' di collera, un po' di compiacenza. Rinchiuse i vetri della porta-balcone che dava sulla terrazza, senza voltarsi indietro. E mentre Michela, la serva, buttava le foglie di basilico nel pomodoro che gorgogliava, Cristina sedette in un angolo della vasta e chiara cucina e si rimise a fare la calza. Per l'ottobre, suo fratello Carluccio doveva entrare nel collegio militare della Nunziatella, a Napoli, e il corredo non era mai finito. Non pensava più a Peppino Fiorillo, la tranquilla creatura, pensava che questo suo fratello se ne andava come l'altro, il più grande, che si era riccamente ammogliato a Pietramelara e lei, Cristina, restava sola, a diciott'anni, in casa, col padre vecchio e con la zia Rosina che soffriva di asma. In questa il fanciullo entrò: tornava dalla scuola, col berretto di traverso e la cartella sotto il braccio, con la cinghia pendente.
— Oh Ciccina, Ciccinella — gridò lui, dandole della testa nel petto per baciarla troppo presto.
— Come puzzi di fumo, Carluccio!
— Pare a te, Ciccina mia.
— Altro che pare! Non dire la bugia, che ti cammina sul naso. Hai ancora fumato, birbante! Glielo dirò a papà, io, quando torna.
— Non glielo dire, Ciccinella cara, non glielo dire. Una piccola sigaretta di quattro centesimi e ne ho mezza in tasca, pensa che me ne vado in quel brutto collegio, dove mi metteranno sempre in castigo.