— No.
— E chi ti piace?
— Nessuno.
— Te lo direi: non mi piace nessuno.
— Prometti che me lo dirai?
— Prometto.
Dopo, Cristina non ci pensò più, a Peppino Fiorillo: appena andata a letto, ella si addormentò immediatamente, come al solito. Al mattino seguente, che era domenica, Cristina, dopo aver annodato la bella cravatta rossa di Carluccio, si vestì col suo abito della domenica, di lana crema, e uscì un momento sulla terrazza, aspettando che zia Rosina fosse pronta per la messa. Peppino Fiorillo era alla sua finestra, pronto anche lui per uscire, col cappello in testa: vedendola, si scappellò profondamente; ella rispose appena, indispettita, sapendo che egli l'avrebbe seguita alla messa. Per fortuna non entrò in chiesa, poichè era libero pensatore e segretario del circolo democratico Patria e Libertà: ma Cristina fu inquieta durante tutta la messa. Uscendo, passò rapidamente innanzi a lui, senza guardarlo, rabbuiata nel viso: ma lui, ostinato, la seguì sino alla porta della sua matrina, la signora Cannavale, in piazza Mercato.