— Mettiamoci al balcone, passa la musica.

— No, comare mia, non voglio.

— E perchè?

— C'è qui sotto quel pazzarello di Peppino Fiorillo, che non mi vuole lasciare in pace.

— Chi? quello che dà tanti dispiaceri a sua madre? Figlia mia, pensa a quel che fai: i Fiorillo erano ricchi, ma sono rovinati, adesso...

— Io vorrei che lui mi lasciasse stare, ecco tutto.

— Gliene farò parlare dal compare Ciccio che, sai, ti vuol bene come un secondo padre.

— Non importa, aspettiamo, forse smetterà.

Ma alla sera, mentre in piazza Mercato, sotto le acacie, suonava la banda municipale e le ragazze di Santa Maria sedevano, in fila, coi loro vestitini bianchi di taglio provinciale, agitando i ventaglini rossi che il fratello o lo zio avevano loro portato in dono da Napoli, occhieggiando col giovanotto amato, mentre le mamme, pure in fila, dietro, si lagnavano dell'umidità, Irene disse a Cristina:

— Totonno mio è con Peppino Fiorillo.