—Ho detto qualche cattiveria?
—No, cara, no; hai ragione. Chi ama, sposa. Il difficile è farsi amare—e sospirò lievemente.
—Farsi amare, farsi amare!—ripetè irritata Lulù.—È facilissimo, Sofia; ma quando, come te, si ha la fronte severa, gli occhi tristi e la bocca senza sorrisi; quando si vestono abiti oscuri; quando si va in un angolo a pensare, mentre tutti gli altri ballano e scherzano; quando invece di ridere si legge, ed invece di vivere si sogna; quando, giovane ancora, si ha l'aria stanca e vecchia, allora è difficile esser amata.
Sofia abbassò il capo, e non rispose. Le tremavano un poco le labbra come se comprimesse un singhiozzo.
—Ti ho afflitta di nuovo?—domandò Lulù.—Gli è che vorrei vederti amata, circondata di affetto, e sposa… Che piacere se fossimo spose lo stesso giorno!
—Follie queste: io resterò zitella.
—Nossignora, ve lo proibisco, cattiva creatura. Se Roberto è un galantuomo, deve avere assolutamente un fratello celibe; io voglio che abbia un fratello celibe; lo voglio!
In questa entrò la madre, in abito da uscire.
—Vai fuori, mamma?—disse Lulù.
—Sì, cara, vado dal notaio.