—Aiutiamoci, chè il destino ci aiuterà.
E via di questo passo. Ma in casa i pericoli raddoppiavano. Il Giorgianni pareva ci si dilettasse a porre su discorsi pieni di rischi, a rivolgere domande ingenue che turbavano chi doveva rispondere; povero e buon padre che amava tanto i suoi figliuoli!
—Sì—riprese egli, dopo aver posata la sua tazza—sono lietissimo di questa mezza giornata trascorsa con voi. Vedi, Emma mia, le lettere sono una bella cosa per chi sta lontano, ma io preferisco le visite, anche di poche ore; almeno ci si vede! Tu, figliuola, stai bene; anzi sei diventata più bella, più elegante. Non è vero, Guido?
—È quello che le dico sempre—rispose Guido sorridendo.
—E lo scrive anche a me! Oh! per questo, figliuola, ti posso assicurare che Guido nelle sue lettere non sa far altro che parlarmi di te; si direbbe che lo hai stregato. Che marito modello!
—Infatti—approvò Emma a voce bassa.
Vi fu un momento di silenzio; dopo la risposta della moglie, Guido aveva chinato il capo e pareva contasse i fiorami della tovaglia. Ma per quel giorno il papà aveva la parlantina:
—La zia Elisabetta vi saluta tanto, tanto. È sempre un po' brontolona, ma vi vuole un bene dell'anima. Eri tu, Emma, la sua favorita ed ora non fa altro che discorrere di te…
—Buona zia!
—Ottima. Sai che mi diceva poco tempo prima della mia partenza? «Sarei più contenta se la mia cara Emma avesse un grazioso figliuccio…».