—Non c'è male, non c'è male; è anche questa carina, come tutto il resto, Oh! guarda, guarda! Chi ha messo qui il ritratto della mia figlietta? Certo sarà stato un gentile pensiero di Guido; grazie, caro mio. Ma io non posso rimanere; quanto me ne dispiace!
Sedettero in salotto. Marito e moglie erano molto distratti, e se il signor Giorgianni avesse avuto un po' di naso fino, avrebbe fiutato che qualche cosa di anormale era fra loro. Ma per fortuna il buon papà non era molto furbo.
—Peccato!—egli disse—peccato per tutta questa bella casa!
—Perchè, peccato?
—Gli è che fra poco dovete lasciarla. Se ti eleggono deputato, come ne sei quasi sicuro, ti converrà stare a Roma almeno per sei mesi dell'anno, e non credo che vorrai abbandonare Emma sola a Milano. Dovrete avere due case; sarà un grave impaccio; pure vi è una cosa che mi solleva molto. Se venite a Roma, io potrò capitare da voi almeno una volta al mese: da Napoli a Roma il viaggio è breve e comodo, mentre da Napoli a Milano ce ne vuole, che ce ne vuole! Allora ci rivedremmo spesso!
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IV.
Quando i due eroi risalirono in carrozza, dopo aver accompagnato il papà alla stazione, quando si trovarono soli, dettero in un grande sospiro di sollievo. La era finita finalmente; la vita loro avrebbe ripreso il suo corso regolare. Non si parlavano; Emma guardava le goccioline della pioggia che battevano sui vetri del coupé; Guido non dava segno di vita; erano ridiventati estranei.
Ad un punto, Guido, movendosi, urtò il braccio della moglie:
—Scusate—fece lui.