— Andiamo su — fece lei.

Risalirono. La bimba era sempre sveglia. Donna Cariclea si chinò e baciò sulla guancia la sua figliuola. In atteggiamento confuso il maggiore aspettava.

— Sentite — disse donna Cariclea. — Io ho fatto svegliare Peppino, il boaro. È una creatura bestiale, ostinata [pg!102] e fedele. Farà tutto quello che gli ho detto. Ha messa una scala alla finestra del grande salone. Dà sull'orto. Voi scenderete per quella scala; siete forte, mi pare?

— Fortissimo.

— Bene; andrete a traverso i campi, ma senza affrettarvi, dovrete avere il passo dei contadini che vanno al mercato. Parlate poco con Peppino, i contadini non parlano. Avete i baffi di un signore e di un militare; ecco le forbici, tagliateveli.

Egli eseguì senz'esitare.

— Bene. Andrete a passare il Volturno, molto al disotto di Capua; là troverete una scafa, passerete il fiume e vi [pg!103] recherete a Napoli. Peppino vi lascierà, tornerà indietro, non dirà mai una parola con nessuno. Noi, probabilmente, non c'incontreremo più. Tanto meglio. Ma se ci dovessimo mai incontrare, badate bene, non mi ringraziate, non mi tendete la mano, non mi salutate, non mostrate di conoscermi. Se lo faceste, vi darei del disertore sulla faccia. Addio, dunque, signore.

— Addio, signora.

E fece per accostarsi al letto, donde la bimba lo guardava, e voleva baciarla.

— No — fece la madre opponendosi.