Pazientemente, il maggiore strappò i galloni del suo uniforme. Ella raccolse tutto.

— Andiamo a buttarli via.

Egli la seguì per le scale; essa lo guidava con un fioco cerino. Scesero nel cortile macchinalmente, ella buttò i frammenti della spada nel profondo pozzo, che era in mezzo al cortile. Il maggiore sospirò di sollievo. Poi passarono vicino alla conserva dell'olio; ella vi buttò l'uniforme disadorna di galloni. Alla fine, passando presso un [pg!100] mucchio di letame, ella vi buttò i galloni, rivoltandoli con una pala, per farli andare sotto.

— Dio mio, ti ringrazio! — esclamò il maggiore.

— E il cavallo? che facciamo del cavallo? Se lo trovano siamo perduti.

— È vero — mormorò lui — Bisogna farlo scomparire. Ora lo ammazzo.

— Con che?

— Non ho armi, è vero.

Andarono presso il cavallo. La buona bestia nitrì; il maggiore fremette di paura. Poi, sciolse le redini dall'anello, trasse il cavallo fuori del portone e rinchiuse il portone. Stettero a sentire, il [pg!101] maggiore e donna Cariclea. Per un pezzo il cavallo scalpitò sulla soglia, battè col capo contro il legno della porta; ma poi ne sentirono il galoppo furioso e pazzo per la campagna.

— Domani la campagna sarà piena di cavalli fuggenti — mormorò il disertore.