— No, se non mi sentite — disse lui, tenendosi il ventaglio stretto alle labbra.

— Datemi il mio ventaglio — ripetette ella con fermezza e con dolcezza.

— Sentitemi, sentitemi, ve ne scongiuro, è una cosa gravissima...

Paola non gli diede più retta, rientrò nel salone; ora il cameriere portava attorno dei bicchieri pieni di malaga dove un pezzo di ghiaccio galleggiava, ed ella girava premurosa, sorridente, serena. [pg!32] Quando ebbe compiuto il suo giro, naturalmente si rammentò dell'altro suo ospite che stava solo, nell'ombra, sul terrazzo, fra la nerezza del cielo e quella del mare.

— Datemi il ventaglio, amico.

— Sentitemi... — disse lui, ancora.

E la voce era così piena di dolore, che ella si arrestò.

Nella sala, adesso, con la nova allegria del vino, cantavano un coro napoletano. Ella ascoltava le parole di Fulvio.

— Sentite. Io debbo parlarvi. Debbo dirvi delle cose gravissime. Non m'interrompete, [pg!33] Paola, ve ne prego. Ascoltate: ho da dirvi, da dirvi tante cose. Ma le dico presto, non dubitate. Ora non posso dirle. Vi è gente di là, gente felice; io sono infelicissimo, Paola, se voi non ascoltate quello che ho a dirvi. Siate paziente, ve ne prego. Io soffro assai. Voi non soffrite, lo so; ma siete assai compassionevole. Ho da parlarvi, dunque. Dobbiamo esser soli. Sentite. Io non lascio questo terrazzo. Chiudete la porta, crederanno che io sia andato via. Ve ne prego, chiudetela. Vostro marito andrà a letto..... e io voglio parlarvi. Aspetterò qui fuori, quanto vorrete. Quando egli dorme, venite.

[pg!34] — Non verrò — disse lei, soavemente.