— L'amore è una bellissima cosa — disse Fulvio, con una convinzione profonda.

— Che scoperta, perdio! — gridò il marito di Paola.

— Bisogna ammogliarsi — disse il maestro di musica. — Fulvio, guardò la signora Paola e suo marito: bisogna ammogliarsi.

[pg!29] — Bisogna ammogliarsi — ripetette soavemente Paola.

— Bisogna morire — mormorò Fulvio.

Ma gli amici e le amiche rientravano nel salone: si combinava per la sera seguente, una gita per mare, con due barchette, con musica. Non era meglio aspettare che venisse la luna? Ma no, le gite con la luna sono volgari, non si ha paura di nulla, ci si vede troppo chiaro: è meglio andare nella notte, come la barchetta degli amanti. Questo dicevano le signore; i signori proponevano di portare la cena. Sulla soglia della porta, verso il terrazzo, Paola disse a Fulvio, da lontano:

[pg!30] — Siete anche voi della gita?

— No, no, sentite... — disse lui con voce soffocata.

Ma ella non uscì sul terrazzo. Qualche signora parlava di andar via: ma per trattenere gli invitati ancora un poco, Sofia si mise a cantare il valtzer dell'Ombra nella Dinorah. La gente, in piedi, ascoltava; ma la breve voce simpatica della fanciulla non arrivava a eseguire quei trilli complicati, quelle risposte dell'eco. Sibbene ella cantava quel valtzer come se piangesse, e invero quella musica, che è il pianto di una illusione, pareva un singulto di dolcissima follia.

[pg!31] — Datemi il mio ventaglio — disse Paola dolcemente a Fulvio, che se ne stava solo solo sul terrazzo.