--La Madonna non ha tesoro--diceva don Ottaviano.--Ditelo voi, donna Cariclea.
--La Madonna non ha tesoro--ripeteva la coraggiosa signora.
Il maggiore andava e veniva, parlamentando fra i soldati e la famiglia.
--Se non ci dànno il tesoro, ammazziamo la bimba--mandavano a dire i soldati.
--Raccomandiamoci alla Vergine, cognata mia--mormorava il prete.
Così, prevedendo imminente la morte, tutta la famiglia si raccolse nello stanzone, innanzi all'altare denudato, e si mise a pregare. Don Ottaviano aveva vestito i paramenti sacri, e stava inginocchiato sui gradini dell'altare. Era una settimana, dieci giorni di accampamento: nessuna notizia, nessun soccorso. Ora, l'umore degli Svizzeri era cambiato. Chiedevano un banchetto; volevano che nel cortile s'imbandisse una grande mensa, volevano li gnocchi, se no, mettevano fuoco alla casa. Il parroco giurava di non aver nulla, nulla da dare, neppure un tozzo di pane: il maggiore con le lagrime agli occhi lo scongiurava, che cercasse, che mandasse, per pietà della vita di tutte quelle donne, vecchie e giovani. Furono spediti corrieri a Carinola, a Casale, a Cascano, per trovar farina. Ma intanto i soldati andarono nella legnaia, ne cavarono fuori tutte le fascine e le disposero attorno alle mura del palazzo. I corrieri che erano andati per farina tardavano assai: forse erano stati arrestati, forse erano morti. Un mormorìo crescente saliva dal grande cortile. Nel salone le donne dicevano le litanie, salmodiando. L'ora passava, lenta.
--Se fra dieci minuti non arriva il corriere con la farina, i soldati dànno fuoco--venne a dire il maggiore.
--Non potete fare più nulla per noi?--chiese donna Cariclea.
--Più nulla, signora.
--Portar via questa piccolina? Io non mi dolgo di morire: vorrei salvare la bimba.